Anche il partito «Repubblica» è pronto a scaricare Veltroni

RomaLui quel giornale lo conosce molto bene, se non altro perché ne è stato per lungo tempo l’inviato più importante, e poi - per anni - il vicedirettore. E così rappresenta un piccolo caso giornalistico l’articolo che Giampaolo Pansa ha scritto ieri su Il Riformista, per raccontare la stagione difficile nei rapporti attuali tra la Repubblica (e tutto il gruppo l’Espresso) e il Pd di Walter Veltroni. Pansa azzarda un’analisi, e dice che siamo ormai di fronte alla «Fine di un amore». Poi azzarda un vaticinio: «Prima o poi anche Veltroni andrà a incatenarsi davanti a la Repubblica, a Roma».
Infine, l’editorialista de Il Riformista aggiunge informazioni di prima mano sul momento particolare che il quotidiano di Largo Fochetti sta vivendo sul mercato, e lo collega al suo difficile rapporto «collaterale» con il principale partito del centrosinistra: «La Repubblica - scrive Pansa - sta perdendo lettori in misura superiore agli altri quotidiani del suo rango. E non è un arbitrio pensare che l’emorragia dipenda soprattutto dal pensiero unico di Largo Fochetti». Pensiero unico, ovvero dalla scelta di posizionamento politico: «Schierarsi a favore di un partito non è mai una buona scelta per un quotidiano generalista» osserva Pansa.
Certo, al quotidiano di Largo Fochetti le bocche sono ufficialmente cucite. Ma il calo delle vendite non viene negato. Ovviamente l’ultima flessione ha anche una spiegazione «industriale»: è stata prodotta, infatti, anche da una scelta ben precisa dell’azienda, quella di non diffondere più le copie gratuite nelle scuole, ma di fornire agli istituti che aderiscono alla convenzione una password per accedere al quotidiano online.
Ma ovviamente il problema posto da Pansa non è commerciale quanto squisitamente politico. E tutto l’articolo è scritto in punta di penna, intessuto di stuzzicature in filigrana. Ad esempio quando Pansa ironizza su alcune firme del quotidiano: «Quando anche si scoprisse che il vertice del Pd fa il narcotraffico - scrive l’inventore de Il Bestiario - i lettori sanno che il giornale non smetterebbe mai di appoggiarlo. Mentre i fondisti alla Giannini e i rubrichisti come Messina, Longo, Serra e Maltese seguiterebbero a cantare la gloria del partito di super Walter e a sparare contro il Caimano delle libertà».
Chi compulsava l’articolo nei corridoi del giornale, ieri, prestava quasi più attenzione alla lista degli esclusi: Pansa - infatti - non ha inserito in questa pattuglia di giornalisti editorialisti come Mario Pirani (che ha scritto pezzi fuori linea sulla Gelmini, per esempio) e Miriam Mafai (che strapazzò il Pd sul caso Englaro), non ha citato altre firme abituali di prima pagina come Giuseppe D’Avanzo, Filippo Ceccarelli e Francesco Merlo, tutti, per modi diversi, «eterodossi». A partire da D’Avanzo, che l’estate scorsa fece andare su tutte le furie Piero Fassino per la sua doppia intervista a Giuliano Tavaroli.
Ma il fioretto di Pansa non si è limitato alla redazione, se è vero che nell’articolo c’è un accenno esplicito a un possibile dissenso di De Benedetti: «Questo rapporto amoroso (quello fra Pd e la Repubblica, ndr) non è destinato a durare ancora per molto. L’editore - sottolinea Pansa - assiste sempre più perplesso al corso politico del suo giornale». Visto che il Riformista è diretto da un altro ex di la Repubblica come Antonio Polito, e che Pansa ha passato trent’anni nel gruppo, c’è da pensare che la sottolineatura non sia casuale. Insomma, un cambio di linea, una presa di distanze dal Pd sarebbe nell’aria.
Così si arriva all’ultimo capitolo, quello che riguarda il logoramento dei rapporti con il gruppo dirigente veltroniano. Qui Pansa spiega che il caso Domenici e l’incatenamento del sindaco di Firenze per protesta, non sono una vicenda isolata, ma che possono costituire il prologo a un vero e proprio terremoto. «A questo punto i possibili sviluppi sono due. Il potere perdente, quello del Pd fiorentino e nazionale, potrebbe dichiarare guerra al quotidiano di Mauro». Scenario alternativo: «La seconda ipotesi è che la Repubblica, soprattutto per volere dell’editore (e due! ndr) dichiari sciolta un’alleanza che ormai può recarle solo danno».