Anche la piazza dei sindacati è piena di Papaboys ma dal palco insultano la Chiesa

RomaAlla fine è stato pure un bel concertone, con un Caparezza e un Lucio Dalla ben al di là delle aspettative. Ma, mentre il sindaco Alemanno lamenta che i sindacati «non hanno contribuito ai servizi» e che serve «un accordo quadro con Cgil Cisl e Uil», rimane un’immagine ben nitida nella mente di chiunque domenica fosse lì, al megaevento organizzato da Cgil Cisl e Uil in onore del Primo Maggio in piazza San Giovanni. L’immagine di Ascanio Celestini che, dopo aver polemizzato nei camerini con gli organizzatori perché non voleva firmare la consueta liberatoria imposta dalla par condicio, è salito sul palco intorno alle 17 e ha srotolato uno scolastico monologo sulla Repubblica Romana del 1849. Va bene, uno dice, di qualcosa si dovrà pur parlare. Ma dopo aver sciorinato le ordinarie nozioni su Pio IX e sul Re Bomba e su Mazzini, ma facendo finta di non sapere che la prima repubblica (dopo quella dell’antica oligarchia romana) fu costituita dai francesi di Napoleone nel 1798, Ascanio Celestini se ne è uscito con la roboante e conclusiva frase «mai più il Papa a Roma». Già: mai più. La folla (a quell’ora erano centinaia di migliaia) ha bofonchiato senza il solito prevedibile boato. Anzi, molti si guardavano allibiti. Sotto il palco, confusi tra quanti alzavano striscioni dell’Italia dei Valori o manifesti di Che Guevara, c’erano tantissimi papaboys, ragazze e ragazzi di ogni parte che avevano trascorso una notte di festa al Circo Massimo o in via della Conciliazione in attesa della beatificazione di Giovanni Paolo II. Allibiti. Arrivavano, loro, da una festa di amore e positività, senza slogan e odio contro qualcuno, e si trovavano sotto un palco dove nel giorno dei Lavoratori qualcuno malediceva addirittura i Papi. A poche centinaia di metri da lì si erano appena commossi per il Papa beato, uno degli uomini fondamentali del Novecento, rispettato persino dai buddisti o dai musulmani, e a metà pomeriggio si ritrovavano davanti a un artista che avrebbe voluto addirittura scacciarlo da San Pietro. Dentro un evento dall’indubbio valore musicale, è stata una stecca che non ha deluso preti o giornalisti. Ma qualsiasi persona di buon senso.