«Anche da piccoli si può essere crudeli»

Signor Lee, lei ha raccontato spesso di ragazzi. È la prima volta che si occupa di bambini. E non li mostra buoni.
«I bambini sono crudeli con gli altri bambini. Come piccoli lupi, colgono subito quelli che fra loro sono piccole pecore».
Dunque lei non crede al buon selvaggio, che la civiltà corrompe. Si è cattivi perché si è cattivi, fin da piccoli.
«Il mio romanzo di riferimento non è Il Signore degli Anelli di Tolkien, con i buoni di qui e i cattivi di là, ma Il Signore delle mosche di William Golding, dove ogni bambino è contro l’altro».
Il padre del suo bambino ha l’Aids e l’ha passato alla moglie. Non solo: ha anche due tipi di epatite e ne accusa la guerra in Irak del ’91.
«È vero che, come nel Vietnam, chi partecipa a simili orrori cerca rifugio nella droga. Non li condanno. Ma poi restano intossicati a vita. Comunque il mio personaggio è un debole in cerca di scuse».
La famiglia cede, la previdenza sociale interviene. Anche lei statalista come Kusturica?
«L’ente che cito nel film esiste realmente. Sono i deboli ad avere bisogno dello Stato; gli altri ne fanno a meno o cercano di sopprimerlo».
Certo cinema ha invece cercato di «sopprimere» la presidenza di Bush. Invano.
«Michael Moore ha provato, ha detto: "Dobbiamo cacciare questo figlio di...". Il risultato si sa. Siamo nei guai, lo ammetto. Ma, dopo le lacrime, occorre tornare a lavorare».