Anche Di Pietro attacca: meglio le elezioni

Sul suo blog il leader di Italia dei valori invita il premier a fare presto
("ancora per qualche giorno sono dalla sua parte") e paragona Mastella
a Craxi ("il suo discorso ha decretato la fine della Seconda repubblica")."Querelerò Fabris.
Haritirato fuori
vecchie accuse
totalmente false su
certe consulenze&quot; <br />

da Roma

Referendum oppure nuova legge elettorale con elezioni subito oppure rimpasto con snellimento del pletorico reggimento di ministri e sottosegretari. L’Italia dei valori e il suo fondatore, Antonio Di Pietro giocano su tutti e tre i tavoli aperti dell’attuale scena politica. Individuare la rotta che sarà seguita dal titolare delle Infrastrutture è tutt’altro che semplice. Ma un dato è certo: non sarà Idv a garantire a Clemente Mastella quel sostegno incondizionato che il leader dell’Udeur pretende da tutta la maggioranza. Basti pensare che sul blog dell’ex magistrato (www.antoniodipietro. it) ieri campeggiava una foto di Bettino Craxi con un intervento di poche righe, ma tutte al vetriolo. «Il discorso di Clemente Mastella - si legge - ha di fatto segnato la fine della seconda Repubblica».

A parere di Di Pietro, «non è possibile andare allo scontro con le leggi di questo Paese e con i suoi cittadini senza gravi conseguenze», perciò «la magistratura va rispettata insieme agli elettori ai quali va restituito al più presto, con una legge elettorale, il voto di preferenza e subito dopo si vada alle elezioni». Di Pietro è unreferendario convinto, ma «se si vuole andare alle elezioni, può andare bene anche la proposta di Parisi», ossia un testo di un solo articolo che abroghi la legge attuale e ripristini il vecchio Mattarellum. Se invece Prodi riuscisse a superare gli impervi ostacoli che gli si parano dinanzi la prossima settimana, si può pensare a ridisegnare la squadra di governo.

«Invito il presidente del Consiglio a uscire allo scoperto, sono dalla sua parte se entro qualche giorno mette mano a un rimpasto generale in applicazione della legge Bassanini». Certo, anche questa opzione è condizionata. «O c’è una forte assunzione di responsabilità collettiva, rispetto a questo sistema di degenerazione politica che viene scoperto - ha precisato riferendosi anche ai casi Cuffaro, Iorio e Bassolino - o altrimenti è meglio ridare la parola agli elettori». Il passaggio delicato, però, resta sempre uno: l’appoggio a Mastella, la sua nemesi nella compagine governativa. Venerdì sera Prodi e Di Pietro ne hanno parlato per oltre un’ora: il premier,come al solito, ha preso tempo. Ma il ministro ieri è tornato alla carica. «Le esternazioni dell’ex guardasigilli non possono far parte di una relazione sullo stato della giustizia perché sono esternazioni di una persona coinvolta in indagini insieme ai suoi familiari», ha affermato.

Idv può votare solo la relazione presentata originariamente, ma un testo nel quale si dica che «l’emergenza democratica deriva dall’azione della magistratura e non dai comportamenti illeciti, immorali e incivili» è un «paradosso». La tesi è: «Siamo a un punto di non ritorno, peggio del ’92!». L’Udeur non ha atteso troppo tempo per la propria replica. Ha parlato il capogruppo alla Camera, Mauro Fabris: «Di Pietro dovrebbe star zitto oppure fare ammenda, uno che per nove mesi ha difeso a spada tratta un colpevole come De Magistris (il pm di Catanzaro censurato e trasferito dal Csm; ndr). Chiediamo all’impudico Di Pietro se voterà le dichiarazioni di Prodi indagato a Catanzaro ». Fabris ha rincarato la dose. «Visto che fa lo sbruffone - ha aggiunto - ci dia lui spiegazioni: perché Ascione, il giudice di Milano che lo ha assolto, ha preso 4,2 milioni da Autostrade?».

Accesa la miccia ci ha pensato Di Pietro a farla esplodere. «Ribadisco il rispetto che si deve e che ho per tutte le decisioni della magistratura e del Csm», ha risposto. Per quanto riguarda Ascione e «le dichiarazioni totalmente false di Fabris né il ministero delle Infrastrutture né l’Anas gli ha mai conferito alcun incarico per consulenze; ho già proposto querela per diffamazione nei confronti di tutti coloro che hanno detto una simile sciocchezza, cosa che a questo punto mi toccherà fare anche con Fabris». La questione politica è il punto principale. La sortita di Walter Veltroni che ha incoraggiato Fi a «correreda sola comefarà il Pdcon qualsiasi sistema» a Di Pietro non è piaciuta. «Complimenti al ritorno alla prima Repubblica!», ha ribattuto sostenendo che «così non esiste più il maggioritario, non esiste più scegliere prima il presidente del Consiglio ». Ora tocca a Prodi: dovrà decidere lui chi recuperare e quando. Ammesso che ci riesca.