«Anche il prete ucciso dai boss votava per lui»

Occhio al contrappasso, attenti alle sentenze. Lo scrittore Roberto Saviano ha condannato senz’appello Nicola Cosentino perché «solo ora ci si accorge che aveva dei legami con il clan dei Casalesi». L’ha condannato anche per certe sue parentele scomode: «Un fratello è sposato con la sorella di Giuseppe Russo, cioè Peppe il Padrino, esponente dei Casalesi e della famiglia Schiavone». E l’ha condannato pure perché recentemente ha detto di essere «contro i clan e della parte di don Peppe», tirando sciaguratamente in ballo la buonanima di Giuseppe Diana, prete anticamorra in Terra di Lavoro, assassinato il 19 marzo 1994 nella chiesa di San Nicola a Casal di Principe. A tal proposito prima di Cosentino, Saviano se l’era presa con Gaetano Pecorella, presidente della commissione Ecomafie, che aveva osato sollevare dubbi sul movente del delitto facendo riferimento ad un «sacco pieno di armi» custodito da don Peppe. Non una parola, invece, sulle parentele dello stesso prete con la famiglia Schiavone. Sì, proprio quella che Saviano tira in ballo per rimarcare la vicinanza di Cosentino al clan degli Schiavone. Se si ha infatti la pazienza di andare a leggere tutte le pagine del processo ai killer di don Diana, si scopre che in quella terra maledetta esser parenti, diretti o indiretti, di questo o quel delinquente, può voler dire tutto e niente. Carmine Schiavone, uno dei pentiti che accusa Cosentino, cugino del superboss Francesco Sandokan Schiavone, il 23 marzo 1994 racconta infatti a verbale della parentela e della vicinanza con don Diana. «Il parroco (don Diana, ndr) era mio parente dalla parte di mio padre, nel senso che il fratello di don Peppino, di nome Emilio, ha sposato Schiavone Enrichetta, figlia di mia cugina di primo grado, mentre la sorella Maria ha sposato Zara Antonio, figlio di Schiavone Maria, a sua volta figlia di Schiavone Vincenzo, fratello di mia madre. Intendo far presente che mia madre Schiavone Giuseppina è sorella di Schiavone Nicola, padre di Sandokan». Il pentito riferisce sempre a verbale d’aver incontrato don Peppe «anche da latitante, e un paio di volte mi sono portato in sagrestia. Tra noi c’era un legame talmente stretto che egli conosceva il luogo in cui mi nascondevo, quando andavo a Casal di Principe da latitante (...). Io mi confidavo con lui su tutto ciò che era a mia conoscenza in ordine alle vicende politiche determinate dal nostro “gruppo”, quello dei casalesi». Quanto alle parole espresse da Cosentino su don Diana (e stigmatizzate da Saviano) è bene ricordare che lo stesso pentito riferisce di quando proprio «don Peppe (Diana, ndr) sostenne la campagna elettorale dell’avvocato Cosentino Nicola, vicepresidente della provincia, che si era presentato nelle liste del Psdi sia per le provinciali che per le regionali. L’avvocato Cosentino fu eletto e, avendo assegnato a Sebastiano Corvino detto o’ mustaccio, ex segretario Dc di Casale, un appalto per 3.700.000 lire per la costruzione dell’istituto tecnico di Casale, per ricambiare l’impegno di don Peppe nella campagna elettorale, chiese allo stesso Corvino di devolvere una somma per la costruzione di fabbricati adiacenti la chiesa. Io stesso fornii 9 o 10 milioni di lire di cemento accontentandomi della somma di 5 milioni corrispostami da Corvino Sebastiano». E ancora: «Io gli feci la sagrestia in omaggio, gli ho fatto il cemento perché lui aveva l’ambizione di fare una chiesa bella. Una parte me l’ha data un’impresa Sebastiano Corvino (...) con accordo con l’avvocato Nicola Cosentino, detto “o’ mericano”, a quell’epoca vicepresidente della provincia». Insomma, Cosentino si battè per Don Peppe. Il quale, per il bene dei suoi parrocchiani, dava retta a tutti. A destra come a sinistra, alle anime pie come alle pecorelle smarrite. Se prima sponsorizzava Cosentino («appoggiammo il Psdi - dice sempre il pentito - io e don Peppe Diana ed anche la famiglia di mio cugino Sandokan però senza fare una campagna, così a livello familiare, mentre don Peppe si inoltrò un po’ di più per questa campagna elettorale a favore di Nicola Cosentino») poi il prete anticamorra seguirà con attenzione le sorti elettorali di altri candidati, finanche del Pds.
GMC