Anche la Procura ammette: nessuna interferenza nelle indagini su Calipari

Interviene la Procura della Repubblica di Roma sulle rivelazioni di Wikileaks a proposito delle indagini sulla morte di Nicola Calipari, avvenuta nel 2005 a Bagdad. «Le indagini - si legge in un documento firmato dal procuratore Giovanni Ferrara - vennero svolte senza alcuna interferenza, in modo tempestivo ed efficace e portarono all’incriminazione per omicidio volontario del militare americano Mario Lozano, autore dei colpi mortali di arma da fuoco». E in serata anche il premier Silvio Berlusconi interviene sulla vicenda, precisando che «non c’è stata nessuna pressione, chi ha scritto quella nota ha confuso le loro richieste con il nostro operato».
Il sito diretto da Julian Assange aveva pubblicato una nota riservata Usa in cui si sosteneva che il rapporto italiano sulla morte dell’agente segreto del Sismi sarebbe stato costruito «specificatamente» per «evitare che la magistratura italiana aprisse ulteriori inchieste». Sono però i fatti a smentire Wikileaks. Il 19 giugno 2006, infatti, la Procura di Roma formalizzò la richiesta di rinvio a giudizio per Lozano, imputato per l’omicidio di Calipari e per il ferimento della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena. La decisione del giudice era stata valutata con soddisfazione dalla stessa Sgrena e dall’allora ministro della Giustizia del governo Prodi, Clemente Mastella, il quale giudicò «normale» il rinvio a giudizio e ribadì di aver promesso alla vedova Calipari che avrebbe chiesto al collega statunitense l’estradizione di Lozano. La vicenda presentava comuqnue difficoltà soprattutto sotto il profilo diplomatico e lo stessso ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema se ne lamentò con il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice.
Da parte sua Rosa Villecco Calipari, vedova di Nicola e deputata del Pd, così commenta le rivelazioni di Wikileaks: «Nessuna sorpresa, onestamente. Ho solo trovato conferme ad una verità intuita ben cinque anni e mezzo fa. Mio marito era il capo dipartimento Esteri del Sismi e, come tale, aveva la responsabilità anche delle operazioni internazionali, che poteva anche non condurre personalmente. Tutti ricordano quanto i sequestri servissero a fare pressioni sui governi impegnati in quella missione. Si giocava una partita molto alta, non solo per la vita dei sequestrati, ma per l’interesse nazionale del Paese, l’interesse politico. Provai disgusto quando capii che dal governo italiano non c’era interesse a fare chiarezza in quella vicenda, perchè - come mi spiegò l’avvocato di Lozano - nel diritto internazionale vige la legge del più forte». «È un po’ di tempo - spiega la deputata del Pd - che leggo le cose dai giornali, e non ho informazioni che forse sarebbe normale mi venissero date, magari da parte degli stessi apparati di sicurezza per i quali mio marito ha lavorato. Purtroppo questa delicatezza e questa sensibilità mi sono abituata già da un po’ di tempo a non averla; anzi, in qualche modo ho notato che nell’ultimo periodo c’è stato un tentativo degli stessi apparati di voler cancellare quella memoria».