Anche la Provincia rimanda

Fabrizio Graffione

Il consiglio provinciale di Genova non ha discusso, ieri pomeriggio, la mozione all'ordine del giorno presentata dalla minoranza per ricordare, con un atto concreto, Fabrizio Quattrocchi. È la terza volta che la proposta approda nell'aula di largo Eros Lanfranco senza successo. Il rischio è quello di «scopiazzare» l'iter del consiglio comunale di Genova che, a causa della maggioranza guidata dal sindaco Beppe Pericu, ha rifiutato di intitolare una strada o una piazza al genovese assassinato dai terroristi in Irak. Se anche la Provincia dovesse rifiutarsi di dedicare pure una scuola, un edificio o altri beni del suo patrimonio, sarebbe il terzo «no» da parte delle istituzioni genovesi. Anche la Regione, infatti, si è rifiutata di concedere una borsa di studio intitolata al genovese. Il contrario, in sostanza, di quanto è invece accaduto in tante altre città italiane, da Roma a Napoli, Assisi e Firenze, dove Quattrocchi è stato ricordato con un segno tangibile per la sua eroica morte.
«Dopo l'uscita pubblica del filmato della sua morte - spiega il vice capogruppo di Forza Italia Lorenzo Zito - con il capogruppo Bagnasco abbiamo deciso di presentare una mozione al consiglio provinciale perché si ricordi, all'interno del nostro patrimonio, la figura di Fabrizio Quattrocchi, cioè un italiano che è morto con un gesto eroico pronunciando la famosa frase. Sono passati già tre consigli provinciali, ma finora niente. Abbiamo discusso di argomenti certamente presentati prima della nostra mozione in ordine di tempo, ma sicuramente meno importanti. Si poteva quindi andare a presentare la nostra proposta. La nostra preoccupazione è quella che si verifichi quanto vergognosamente si è visto l'altro giorno in consiglio comunale. Auspichiamo che il presidente Repetto sia sensibile di fronte al gesto del nostro concittadino genovese».
Alcuni esponenti della maggioranza, tuttavia, hanno già espresso perplessità sulla mozione del centrodestra. In particolare qualcuno ha citato la norma che prevede la possibilità di intitolare una strada o una piazza soltanto dopo dieci anni dalla scomparsa del candidato all'intitolazione. «È una questione di lana caprina - aggiunge Zito - in molte città italiane, Genova compresa, si sono fatte delle deroghe. Inoltre questa norma non vale per edifici, scuole e altre strutture di patrimonio della Provincia».