Anche la psicologia ha il suo «happy end»

In televisione, sui giornali, nelle pubblicità, qual è la merce più venduta? La felicità, o meglio l'illusione della felicità, o meglio ancora l'obbligo della felicità. Edgar Cabanas e Eva Illouz analizzano l'industria della felicità, che negli anni Novanta ha sviluppato un vero e proprio ramo della psicologia, la psicologia positiva, affinché tutti, come nel finale delle favole, siano felici e contenti. La chiave è il successo. D'altra parte però, come diceva Albert Einstein, per essere veramente felici bisogna anche essere sufficientemente stupidi.

Massimiliano Parente

Commenti

mencucci4

Lun, 08/04/2019 - 12:09

Purtroppo, come in molte discipline, ci sono i furbi che preferiscono elargire "le praline dell'ovvio", invece di costruire un progetto educativo decente, fatto anche di cadute gravose (paradossalmente, un corso psicoterapeutico funziona quando si comincia a tirare fuori lo stato psicologico effettivo, anche se questo significa cadere in depressione). Certo, essendo ben remunerato è facile fare il mercante e fare parcelle costose o sedute in più solo per il gusto di avere più soldi; non a caso sono gli stessi che trattano la propria disciplina come la manna divina o come la soluzione totale ai tuoi problemi. E sarebbe il caso di diffidare di certi venditori di fumo, come molto probabilmente quelli della psicologia della felicità o quelli che consigliano la costellazione famigliare. Per il resto, non si discosta molto da un medico: anche se si tratta di farmaci e non di chiacchiere a fascia oraria, il medico sa dove mirare cosi come lo psicoterapeuta sa se la sua disciplina è idonea al proprio caso.