ANCHE AL QAIDA DIVENTA FICTION

In campo editoriale i libri che escono a tamburo battente a ridosso di un importante fatto di attualità o di un fenomeno di grande impatto sociale si chiamano «instant books», e cercano di sfruttare l'onda emotiva del pubblico intercettandone l'interesse contingente. In campo televisivo, con riferimento al settore della fiction, non esiste ancora un nome che definisca con altrettanta efficacia lo stesso tipo di pragmatico marketing produttivo, ma prima o dopo bisognerà trovarlo perché gli esempi in tal senso cominciano a farsi avanti con tangibile tempismo. La miniserie in tre puntate dal titolo La tela del ragno (giovedì alle 21 su Sky Cinema Max) appartiene a questo fenomeno sorgente, sfruttando il clima di preoccupazione che il terrorismo islamico ha prodotto in tutto il mondo dopo l'attentato alle Torri gemelle. Ecco quindi sfornata, pedinando la realtà di tutti i giorni, una serie in cui si segue la preparazione e l'attuazione di attentati terroristici da parte di Al Qaida, e parallelamente il lavoro di intelligence di Cia, Fbi, servizi segreti occidentali chiamati a cooperare contro la comune minaccia. L'unico elemento in qualche modo anticipatore di futuri scenari, purtroppo non solo immaginari, riguarda il tipo di armi usate dai terroristi. Nel primo episodio, infatti, il racconto si snoda a partire da un attacco batteriologico in cui perdono la vita in un albergo londinese 18 persone, tra le quali gli stessi terroristi che stavano predisponendo un gas letale da usare in realtà per un obiettivo ben più strategico. In seguito a questo evento si svolgono le indagini congiunte (e non sempre collaborative) dei servizi segreti delle superpotenze occidentali, tratteggiate con dialoghi secchi e cinici. Analogamente, la telecamera ci fa conoscere i terroristi attraverso rapide incursioni nei territori dove avviene il loro reclutamento e dove abbiamo modo di osservare come si relazionano con familiari e amici. Il tentativo di La tela del ragno, definito dalla critica Usa come un mix tra Alias, The Shield e 24, è di fornire una doppia pista narrativa di non facile soluzione registica (verrebbe da recuperare, parafrasandola per l'occasione, la celebre definizione dorotea di convergenze parallele). La fotografia è sempre cupa, i personaggi da una parte e dall'altra non hanno molto spessore non si sa se per una sottigliezza voluta (far vedere che buoni e cattivi sono solo pedine vittime di un gioco più grande di loro) o se per un obiettivo deficit di caratterizzazione. La serie, doverosamente inquietante, è firmata dalla regia di Mikael Salomon e interpretata nei ruoli principali da Julianna Margulies (la Carol di ER) e Tom Skerritt.