Anche Recoba trova posto nel maxishow dell’Inter

Magia del "Chino" che segna su calcio d'angolo nella celebrazione dello scudetto a San Siro contro l’Empoli. Dopo la partita giocatori in campo a festeggiare con mogli e figli. Cambiasso indossa la maglia numero 3 di Facchetti

Milano - Il salmo si è chiuso in gloria. L’Inter della festa e dello scudetto ha fatto contenti tutti. Tranne l’Empoli. Gol e pali sono stati l’essenza dello spettacolo, vittoria ideale per viaggiare verso il record di punti in classifica e soddisfare chi ha pagato il biglietto. Resuscitato l’estro di Recoba, messi in vetrina i riflessi da gatto di Julio Cesar, pescate nel talento di Cruz e Stankovic le conclusioni che hanno fatto godere uno stadio. Partita del gioca e lascia e giocare.
Un’Inter che ha fatto divertire, gente che ha ritrovato la voglia di provarci e correre. Ieri sera San Siro meritava tutto questo. L’Empoli ci ha messo del suo con una difesa allegra. L’Inter ha pensato soprattutto ad imbellettarsi nelle azioni d’attacco. Il duo Cruz-Recoba ha cercato gioco veloce e contropiede velenoso. Peccato che la coppia sia durata poco: il tempo di un gol annullato al jardinero argentino, di un altro andato a buon fine, di un palo colpito dal Chino. Poi alzar di mano verso la panca per un guaio muscolare e l’attacco ha cambiato faccia: Recoba unica punta rimasta (Adriano era ancora squalificato), Figo e il disastroso (solo nelle conclusioni) Gonzalez a fargli da spalla.
Match giocato da tutti, ovvero Inter e Empoli, per cercare il gol e regalare qualche briciola di emozione in più. La difesa nerazzurra è stata all’altezza delle sue giornate stravaganti: molto larga, un po’ troppo, neppur volesse lasciar fare. Anche se Julio Cesar ha dimostrato subito di non gradire questo lassismo ed ha ingaggiato battaglia personale con Saudati parandogli almeno un paio di palloni da grande portiere, senza bisogno di altre certificazioni.
Tutto questo altalenare di emozioni è stato godibile, i gol sono stati ciliegine venuti a togliere il dubbio che ci fosse qualcosa di precostituito. Cruz ha sfruttato un passaggio di tacco di Cambiasso, dopo 27 minuti, per prender la mira con il suo micidiale sinistro. Poco dopo l’argentino ha provato a mandare in gol anche Recoba e quello ha capito, ringraziato, si è esaltato ma ha spedito la palla sul palo. Neppur fosse maledetto. Niente di male perché più tardi il Chino si rifarà, proprio a scacciar via quella sgradevole sensazione di condiscendenza nata dal gol di Saudati che ha sparato un bel tiro da fuori area, con la difesa nerazzurra nella posa delle belle statuine. Visto il pareggio, sudato freddo per un colpo di testa di Pozzi, deviato da Julio Cesar, svanita una conclusione di Grosso per la deviazione del portiere, Recoba ha pensato al gol d’autore e, proprio dalla bandierina del corner, ha riaffilato il magico sinistro per metter la palla direttamente in rete. In queste cose il Chino è ancora un artista. La gente ha gradito, la squadra pure ed anzi se n’è esaltata tanto che, dopo pochi attimi, Stankovic, pure lui servito da Cambiasso, ha infilato l’angolino della porta che valeva il 3-1. Per completare l’opera ci voleva una rete di Figo, ma il portoghese deve avere un fatto personale: e stavolta si è mangiato un gol quasi fatto a tu per tu col portiere Bassi. Peccato veniale che non ha rovinato il ballo della gioia che i giocatori hanno inscenato a fine partita. Allegria per tutti con Cambiasso vestito della maglia numero tre di Facchetti: quella con cui vinse lo scudetto. Un atto di soave delicatezza.