Ma anche la rete deve rispettare le leggi e la dignità

FINIAMOLA È urgente una legge che ponga limiti a chi pretende di offendere chi non può difendersi e a chi dà sfogo agli istinti peggiori

Non è esatto dire, come hanno affermato alcuni, che i dirigenti della Google sono stati sorprendentemente condannati «per atti commessi da terzi», in quanto i responsabili del motore di ricerca «non hanno niente a che fare con il video, non lo hanno girato né caricato né visionato». Ciò è formalmente vero e tuttavia si tratta di nulla più che di una autentica foglia di fico, dietro la quale nascondere ciò che non si può davvero occultare: e cioè che il comportamento illecito della Google è consistito proprio nel non aver impedito che lo scempio mostrato da quel filmato che mostra un disabile, affetto da sindrome di Down, mentre viene insultato e picchiato, fosse e rimanesse a disposizione di tutti per diversi mesi consecutivi. È noto del resto che i peccati d'omissione sono fra i più sottili e devastanti: e qui precisamente di omissione si tratta e di una omissione particolarmente grave e dannosa. Troppo comodo cercare di nascondersi dietro il semplice diniego di aver fatto qualcosa di male, in quanto qui il male è sempre ed in ogni momento in procinto di apparire e di maramaldeggiare in tutta la sua cruda durezza.
A differenza, infatti, dei sistemi di comunicazione diffusa tradizionali, come per esempio i giornali o anche la radio o la televisione, ove è perfettamente distinguibile ed identificabile la fonte del messaggio, da un lato, ed i suoi destinatari, dall'altro, nel sistema di internet ogni destinatario di un messaggio è nello stesso tempo anche fonte dello stesso messaggio e di innumerevoli altri, senza alcun controllo preventivo dei contenuti e del senso delle informazioni immesse in rete. Ciò significa che se il sistema tradizionale di comunicazione deve necessariamente incontrare dei limiti, a maggior ragione il sistema basato su una rete universale de-centrata deve incontrarne di assai più rigorosi, per il semplice motivo che i rischi ed i pericoli connessi sono di gran lunga superiori. Prova ne sia che se si fosse tentato da far passare su una qualunque rete televisiva o giornalistica oggi in funzione un filmato del genere di quello in questione, l'operazione sarebbe stata bloccata sul nascere.
Invece, su Google il filmato è non solo passato in modo automatico, ma ha stazionato addirittura per diversi mesi, certo visionato da un pubblico di decine di migliaia di utenti che non si vede quale giovamento ne abbiano potuto trarre, se non il soddisfacimento degli istinti più abietti che sempre albergano nel cuore di ogni uomo. Ne viene che una disciplina specifica sul punto oggi è più che mai urgente, allo scopo di arginare o evitare che venga arrecato grave pregiudizio a soggetti inermi ed impossibilitati a difendersi, da un lato, ed agli stessi utenti dei filmati, dall'altro lato: la dignità dell'uomo viene qui calpestata da entrambi i versanti in modo irreversibile. Nessuno può porsi al di sopra della legge: neppure Google.