Anche Roma ha una sede a Buenos Aires E il Politecnico di Torino punta su Karachi

Guai a chi dice che l’università italiana è provinciale. In tanti atenei si pensa in grande, la mente dei prof spazia addirittura oltreoceano. E approda nei Paesi più lontani. A Buenos Aires, ad esempio, dove non c’è solo una sede dell’Università di Bologna che costa 700mila euro l’anno per 16 studenti (come «Il Giornale» ha raccontato ieri), ma anche due corsi istituiti nel 2002 dalla «Sapienza». Il grande ateneo romano tiene presso la «Universidad del Salvador», nella capitale Argentina, i corsi di Economia, finanza e diritto per la gestione d'impresa ed Economia politica. I dati ufficiali sul sito parlano di 8 iscritti, ma dall’ateneo giurano che sono di più, per lo meno qualche decina. In ogni caso, per l’ateneo lo sforzo è notevole, visto che per tenere i corsi viene inviato un gruppo di professori in missione 10 volte l’anno. Soggiorni di 15 giorni, tutto a carico del ministero della Pubblica istruzione. Ma non è tutto qui. Perché con l’autonomia, le università si sono scatenate in progetti all’estero. Alla Farnesina, la Direzione promozioni culturali ora sta tentando un censimento, che ha portato a scoprire la bellezza di 3.000 accordi per corsi, scambi universitari o vere e proprie strutture da realizzare oltre frontiera (ben mille sono nei paradisi dell’America Latina). Un «risiko» mondiale del sapere che gli atenei hanno portato avanti incuranti degli effetti sui propri traballanti bilanci. Tra i progetti più importanti c’è l’idea del Politecnico di Torino di aprire una sede a Karachi, in Pakistan, e i progetti di università italo-egiziana e italo-turca. Ma se qui si tratta di grandi operazioni organiche alla politica estera del Paese, ci sono centinaia di progetti messi in piedi in ordine sparso la cui ricaduta non sembra andare molto oltre qualche viaggio per i prof. Anche per queste iniziative ora si punta a una razionalizzazione, in modo da rafforzare quelle davvero valide. E, si spera, procedere con l’eutanasia degli sprechi.