Anche Roma indaga sulle feste

C’è pure Roma: le feste di Silvio nel mirino dei pm. Anche la procura
capitolina in campo per accerchiare Berlusconi. Gli atti dell’inchiesta
milanese sulle cene a Palazzo Grazioli e al castello di Tor Crescenza
saranno trasmessi alla Capitale. Ma Bruti Liberati smentisce che vi
siano contatti tra i due uffici

Gian Marco Chiocci
Massimo Malpica


Roma - Milano-Roma, andata e ritorno. I pm inaugurano un nuovo fronte nel sex-gate berlusconiano: dopo Milano (e dopo Napoli, anche se il filone partenopeo è composto soltanto dagli incredibili sms di Sara Tommasi) l’inchiesta sbarcherà nella capitale? Sembrerebbe di sì, anche se ufficialmente magistrati di Milano negano. Nel mirino della procura di Roma ci sarebbero le feste del premier nella capitale, anche se emerse dagli atti d’indagine del pm Ilda Boccassini. In alcune intercettazioni tra le ragazze si parla infatti del «giro» romano di party e invitate. Al centro delle attenzioni degli inquirenti capitolini, dunque, le soirée a Palazzo Grazioli, già sfiorate dalle inchieste sulla sanità pugliese a margine del «sistema Tarantini», ma anche quelle nella nuova residenza di Berlusconi a Roma Nord, il quattrocentesco castello di Tor Crescenza.

Il nuovo filone si apre sull’asse Milano-Roma, con la procura lombarda che avrebbe già un’intesa per trasmettere gli atti ai colleghi di piazzale Clodio, dove però non è stato ancora formalmente aperto un fascicolo. La conferma arriverebbe da una telefonata tra i capi dei due uffici giudiziari, Edmondo Bruti Liberati e Giovanni Ferrara, anche se il procuratore capo di Milano, in tarda sera, ha smentito vi siano contatti tra i magistrati delle due città.

Le toghe romane vorrebbero ricalcare l’indagine nata a Milano, ricostruendo il presunto sistema di reclutamento delle ragazze per le serate nelle residenze del premier per appurare se sussistano gli estremi dell’induzione alla prostituzione. Ma il fronte romano, secondo indiscrezioni, riguarderebbe anche l’ipotesi che, intorno al circuito delle cene, vi fosse un giro di droga, probabilmente rimasto all’esterno dei party veri e propri.

Tutto, manco a dirlo, è poco più che un’ipotesi, al momento. Gli unici elementi in mano agli investigatori romani sono quelli già emersi dagli atti milanesi e napoletani. In particolare, le intercettazioni tra le ragazze che parlano del «giro di Roma», descrivendolo come molto attivo. Come, per esempio, Barbara Faggioli e Nicole Minetti, che il 23 gennaio dell’anno scorso vengono intercettate mentre chiacchierano dell’argomento. Nicole: «Stando a Roma lei lo vedeva anche là. Lo sai che a Roma fanno queste cene due o tre volte alla settimana... nell’ultimo periodo un po’ meno, ma prima sì». Barbara: «Davvero?». N: «Sì, lo so perché mi chiamavano, poi me l’ha detto anche la Raffi stessa. Io mi sono un po’ avvicinata a lei per capire anche i giri di Roma (...) due o tre volte la settimana vedeva spesso Cinzia, Valeria e la Raffa». «La Raffa» è Raffaella Fico, e sarebbe lei insieme a Maria Rosaria Rossi, parlamentare del Pdl, tra le più «attenzionate» nella sponda romana dell’indagine, come anche Sabina Began e Lele Mora, ma non sono chiari i rispettivi «ruoli» nell’ipotesi degli inquirenti. Quanto al castello di Tor Crescenza, sembra ne parlino Barbara Guerra e Miriam Loddo, intercettate a settembre, poiché la prima, a proposito del dover «andare giù» nel week end, replica alla seconda: «Perché dov’è, a Roma, alla villa, lì, nel castello». C’è anche un filone «immobiliare» romano che i pm vorrebbero approfondire, convinti - sempre dall’ascolto delle telefonate della Minetti - che anche nella Capitale ci fosse una sorta di «Olgettina2», appartamenti a Roma Nord «dedicati» a ospitare le ragazze del «giro». Che, peraltro, è difficile distinguere, poiché molte delle ospiti delle feste facevano la spola tra Roma e Milano.

Con il mirino della magistratura che si sposta ora sulle residenze romane di Berlusconi, è possibile che vengano anche rispolverati gli atti delle inchieste pugliesi, quelle che dopo il caso Noemi portarono alla ribalta le dichiarazioni della escort Patrizia D’Addario. Il link, appunto, potrebbe essere Gianpaolo Tarantini, che ai pm baresi confermò di aver portato alle serate di Berlusconi molte ragazze, per farsi bello con il premier. Gianpi a verbale parlò di 30 ragazze, alcune retribuite (all’insaputa di Berlusconi), altre rimborsate delle spese di viaggio. Alcuni nomi torneranno nelle carte milanesi. Ioana Visan e Barbara Guerra, per esempio, sarebbero state introdotte nel giro delle feste proprio da Tarantini. Ma va ricordato che la procura di Bari, su questi temi, escluse qualsiasi fattispecie di reato a carico di Berlusconi.