Anche a «Ségo» guai dal motorino del figlio

Nostro inviato a Parigi
Così fan tutti, i potenti; anche Ségolène Royal. Una decina di giorni fa la Dama Rosa, neopaladina del popolo e degli oppressi, si era indignata per il comportamento, decisamente sconveniente, del suo rivale presidenziale, Nicolas Sarkozy, che, in veste di ministro degli Interni, aveva intimato alla polizia di dar la caccia dei delinquenti che avevano rubato il motorino di suo figlio. Un'operazione in grande stile, per la quale gli agenti erano ricorsi persino all'esame del Dna; manco si trattasse di un omicidio...
È inutile dire che qualcuno avvertì la stampa e che la vicenda suscitò non poco sarcasmo nell'opinione pubblica. Lunedì scorso, durante un programma televisivo ha provocato «Sarko» chiedendo se anche per ritrovare il suo scooter i poliziotti avrebbero usato gli stessi metodi, tanto più che possedeva una prova irrefutabile: un pelo del presunto ladro...
Per lui, senz'altro no; come per le migliaia di centauri che ogni anno subiscono furti analoghi. Ma se sei figlio di un politico conosciuto allora sì, poco importa se di destra o di sinistra, se della maggioranza o dell'opposizione. Il colore non c'entra, è una questione di casta.
Già, perché, come ha scoperto il quotidiano Le Parisien, anche Thomas Hollande, figlio di François e di Ségolène, è stato derubato del suo «due ruote». Erano le 20.30 dell'11 novembre 2003, quando una banda di teen-ager lo aggredì sotto l'abitazione di un amico. L'allora diciassettenne Thomas si comportò come qualunque altro ragazzo della sua età: chiamò il padre e si recò con lui a sporgere denuncia. Ma un conto è essere figlio di un anonimo cittadino, un altro del segretario nazionale del Partito socialista. E infatti le forze dell'ordine si mostrarono straordinariamente zelanti, sebbene già all'epoca rispondessero al ministro Sarkozy, oggi odiatissimo dalla Royal e da suo marito. L'inchiesta fu subito tolta alla gendarmeria locale e affidata a un reparto speciale della polizia, che nel giro di poche ore fermò alcuni teppisti del quartiere, sottoponendoli - guarda un po' la coincidenza - al test del Dna. I presunti criminali furono poi schierati davanti a un finto specchio, per permettere al giovane Thomas, protetto dall'anonimato, di incastrare i suoi aggressori. Roba seria, roba da telefilm americano.
Tra i due episodi solo il finale è diverso: il figlio di «Sarko» ha recuperato il «cinquantino», quello di Ségolène no: pur avendo puntato un sospetto, non lo ha riconosciuto formalmente non sentendosi sicuro al 100% della sua identità. Insomma, non ha voluto incastrare un ragazzo che forse era innocente. Un bel gesto il suo, da giovane gentiluomo, che però ieri non è bastato ad ammansire i media, che dal primo mattino hanno rilanciato con grande evidenza la notizia, suscitando reazioni facilmente immaginabili: il pubblico di sinistra costernato, quello di destra sferzante. «Sarko» e Ségolène pari sono, in malcostume.