Anche Sarkozy e Finkielkraut hanno apprezzato

Di fronte a «Bienvenue chez les Ch'tis» era difficile che la politica restasse fuori. Così, a mano a mano che il film macinava record, i giornali hanno preso a interrogarsi sulle ragioni di questa febbre collettiva. Tanto da far scrivere a Marina Valensise sul Foglio: «I socialisti esultano, Alain Finkielkraut plaude all’“ilarità dolce senza linciaggio”, anche l’Eliseo apprezza, visto che Sarkozy ha organizzato una proiezione speciale. Intanto la stampa radical chic si interroga. “Un Germinal comico e ambivalente”, commenta Le Monde. “Un film anti-bling bling”, azzarda Le nouvel observateur in chiave anti-sarkozysta. E Dany Boon alza le spalle: “L’amore degli uomini, per noi, conta di più del timore di Dio”». Concorda, da sinistra, il sociologo Jean Viard, per il quale il film «è la risposta a Sarkozy, con i suoi soldi, yacht e individualismo: questa è la Francia del popolo, senza altri piaceri se non stare insieme, bere, divertirsi». Luise Franke, su «Cafebabel.com», ricorda che «le differenze regionali funzionano bene ovunque: tra Baviera e Sassonia, tra Andalusia e Catalogna, tra Lombardia e Campania esistono differenze - e conflitti - enormi». Conclusione? «Più si può viaggiare, investire, comprare con un click, più le persone cercano un approdo sicuro nella loro lingua, nella loro identità». Pungente, invece, il parere di Tullio Kezich sul Corriere: «In realtà Bossi, anziché propiziare la fabbrica di un pomposo “Barbarossa” che finirà in ridere come “Scipione l’Africano”, dovrebbe imparare dagli Ch’tis. Amministratori e politici del “Paese piatto” hanno infatti affidato la difesa della propria immagine a una commedia ironica, senza i toni tracotanti della propaganda leghista, per approdare a un risultato che lascerà un segno non solo nel cinema». \