Anche se avessimo nominato San Francesco d’Assisi Bersani avrebbe detto: un falso frate coi sandali ma col conto in Svizzera

Roma«Finalmente c’è stato il passaggio del testimone. Ora sì che sono sollevato. Dovesse capitarmi qualcosa dall’oggi al domani, adesso ho la certezza che il Pdl andrà avanti con le sue gambe. Che avrà un futuro anche senza di me. Mi sono tolto un grosso peso».
Chi lo conosce bene e lo osserva con attenzione mentre ascolta dal banco della presidenza l’intervento di Angelino Alfano ha la sensazione di un Silvio Berlusconi tra l’emozionato e il malinconico. Di un Cavaliere forse consapevole - al di là delle sfumature e di come il neo segretario del Pdl saprà prendere in mano il partito nei prossimi mesi - di quanto grande è il passo appena fatto. Perché se è vero che la leadership del Pdl e del centrodestra resta saldamente nelle sue mani, non v’è alcun dubbio che per la prima volta dal lontano 1994 Berlusconi mette nero su bianco l’ipotesi di un passo indietro, creando non solo a parole ma con tanto di formale investitura di Alfano tutte le condizioni necessarie al Day after. Un passaggio decisivo, testimoniato anche dall’inedita sceneggiatura del Consiglio nazionale che si tiene all’Auditorium di via della Conciliazione, dove quel che va in scena è tutto fuorché un one man show. Non tanto perché una volta tanto l’arrivo del Cavaliere non è accolto dalle note di Meno male che Silvio c’è, quanto perché non s’era mai visto Berlusconi ascoltare seduto al tavolo della presidenza (insieme a Verdini, La Russa, Bondi, Lupi, Leone e Nania) quasi cinque ore di dibattito sul partito con i quasi quaranta di minuti d’intervento in cui Alfano disegna il Pdl del futuro con più d’una critica a quello del passato.
Quando i due protagonisti della giornata si rivedono a metà pomeriggio a Palazzo Grazioli, però, di quella presunta malinconia non sembra esserci traccia. Anzi. Berlusconi è soddisfatto non solo di come sia andata l’incoronazione di Alfano, ma anche degli interventi che l’hanno seguita. Perché anche quelli più critici - dice citando Gianni Alemanno - sono stati comunque «costruttivi», dimostrando che «questa non è certo una messa in scena come vorrebbe far credere qualcuno».
Insomma, «è stata una grandissima giornata alla faccia di chi vuole a tutti i costi derubricarla in modo macchiettistico». Cioè Pier Luigi Bersani, che neanche formalizzata la nomina già si chiedeva se Alfano è il segretario del partito o il segretario di Berlusconi. Inutile prendersela, gli dice il premier. «Sono critiche a priori. Anche se avessimo nominato segretario San Francesco d’Assisi - aggiunge - Bersani avrebbe detto che si trattava solo di un falso frate che andava in giro con i sandali ma che aveva il conto in banca in Svizzera».
Tutto bene, dunque. Tutto perfetto. Anche nell’organizzazione. Merito di Denis Verdini. «Un uomo con le palle, che ha dimostrato di avere gli attributi», dice il Cavaliere. E «che ha dimostrato grande generosità» gli fa eco Alfano riferendosi forse al fatto che il coordinatore del Pdl ha fatto tutto fuorché mettersi di traverso come qualcuno - soprattutto tra gli ex An - si sarebbe aspettato.
Ed è soddisfatto anche il neo segretario, che non smette di ringraziare Berlusconi per avergli tenuto la mano sulla spalla «come fa un padre con un figlio». Con il solo rammarico di non aver citato nel suo intervento Gianni Letta, perché per tutto quello che ha fatto avrebbe meritato un riconoscimento da parte del Consiglio nazionale. E forse con il dispiacere di aver visto un po’ defilato Giulio Tremonti che, fanno notare al premier, non è che si sia speso molto in applausi.
Di certo, c’è che da ieri qualcosa è cambiato nel Pdl. Ed è anche così che si spiega un Berlusconi che in privato ammette di essersi commosso. «Forse sto davvero invecchiando», è la chiosa ironica. La verità è che adesso il Cavaliere non esclude affatto di fare il fatidico passo indietro. «Mi sono tolto un peso - dice in privato in serata - perché ora ho la certezza che il Pdl ha un futuro, che Angelino segnerà la strada e che posso anche decidere di passare la mano». Per sapere se sarà davvero così c’è aspettare ancora. Perché molto dipenderà dai prossimi mesi di legislatura e dalla tenuta della maggioranza fino al 2013. Se si votasse fra due anni, infatti, l’ipotesi di individuare il candidato premier del centrodestra con le primarie potrebbe non essere così azzardata come sembra oggi.