«Anche se ne avevamo già uno ci hanno fatto ripartire da capo»

Vincenzo e Elena: «Dopo un bimbo italiano ne è arrivato uno dalla Colombia. Ricominciare la trafila è stata dura»

La storia di Vincenzo e Elena è la storia di due adozioni, diverse tra loro ma unificanti. Vincenzo e Elena non riescono ad avere figli, ma sono anche fermamente convinti della loro volontà di adottare un bambino. Così, nel 1997, adottano il primo bambino: ha 15 mesi ed è italiano. «Allora vigeva ancora la vecchia legge - spiega papà Vincenzo, medico di 45 anni - e così avanzammo la domanda sia per l’adozione nazionale che per quella internazionale. Fummo contattati dopo circa un anno per un bambino italiano. Un puro caso». E così il bimbo arrivò nella loro famiglia. Qualche difficoltà dovuta all’inserimento, come naturale, ma sempre seguiti dai servizi sociali. «Non ci siamo mai trovati soli», ammette Vincenzo. Il percorso seguì tre tappe fondamentali: l’accettazione della domanda di adozione da parte del giudice, il colloquio con il magistrato insieme a un tutore, e infine l’incontro con il bambino.
Poi, quattro anni fa, la volontà di allargare la famiglia e la scelta di affidarsi ad un Ente autorizzato per l’adozione internazionale. «La cosa più dura è stata che - nonostante avessimo già adottato - abbiamo dovuto ricominciare tutto da capo: la domanda, i colloqui, i corsi. Ma eravamo convinti e abbiamo sopportato tutto». Il bimbo arriva dalla Colombia, una scelta che i genitori hanno preso in autonomia, seppure velatamente guidati dall’Ente: «Forse se avessimo scelto un Paese poco adatto alle nostre caratteristiche ci avrebbero fermato, ma è andato tutto liscio. Non so dirle il vero motivo per cui abbiamo scelto la Colombia. Sono decisioni prese con coscienza ma anche un po’ d’istinto, come una sensazione che ti porta in una certa direzione». E così, dopo un anno e mezzo di attesa e la solita trafila di documenti, è arrivato il momento dell’abbinamento: mamma, papà e fratellino sono partiti per Bogotà, dove ad attenderli c’era un avvocato emissario dell’ente a cui si erano affidati che li ha assistiti in ogni passo. «Avevamo stretto con lui rapporti già dall’Italia prima di partire. E là è stato tutto più facile». Una volta tornati a casa è inziata la fase più difficile: «Il bimbo che abbiamo adottato aveva già 6 anni, e perciò appena arrivati in Italia ha iniziato la prima elementare». I servizi sociali e gli insegnanti, però, sono stati esemplari. «Il bambino ha avuto naturalmente problemi di lingua e di abitudini, ma eravamo preparati e con pazienza e amore piano piano le cose si stanno sistemando». Uno spot felice e riuscitissimo, anche se faticoso: «Quando si stringe tra le braccia il bambino passa tutto, scompaiono i mesi di attesa, i tribunali e la burocrazie».