Anche il Senato accetta i tagli ai vitalizi dei parlamentari

E l’ex ministro ulivista Bassanini critica l’Unione: troppi partiti, così si tende ad aumentare le poltrone

Roma - Senato e Camera sembrano aver trovato l’accordo: bisogna spendere meno per i vitalizi dei parlamentari e obbligare gli onorevoli a non cumulare la pensione con l’indennità da altro incarico. Dopo una settimana di incomunicabilità tra le due Camere, e di equivoci tra i presidenti Fausto Bertinotti e Franco Marini, Palazzo Madama si è allineato alle indicazioni della Camera e il collegio dei questori si è messo al lavoro su una serie di modifiche identiche a quelle elaborate a Montecitorio. Le nuove norme sui vitalizi potrebbero essere decise già la prossima settimana. Era stata la richiesta di Fausto Bertinotti: prendere una decisione prima dell’estate. E sembra stia passando anche la sua linea sull’entrata in vigore delle nuove regole a partire dalla prossima legislatura, e non da quella attuale.
Con le modifiche, i parlamentari di prima nomina non potranno più riscattare gli anni mancanti alla fine del mandato, nel caso la legislatura finisca prima dei cinque anni, e non potranno quindi più accedere alla pensione se non sarà ultimato il ciclo del quinquennio. Le nuove norme consentiranno un risparmio tra i 30 e i 40 milioni di euro solo alla Camera, ma rimangono i carrozzoni dei ministeri.
Il primo spreco è un governo formato da 26 ministeri, critica un ex ministro dell’Ulivo, che di razionalizzazioni della pubblica amministrazione se ne intende, Franco Bassanini. Non è tenero, l’ex ministro della Funzione Pubblica, con Prodi e il suo governo ricco di poltrone. La legge che porta il suo nome, fissava un tetto massimo di addirittura 12 ministri, meno la metà degli attuali: «Altri capitoli - commenta Bassanini - hanno resistito, questo no, e diciamo la verità, non tanto per colpa di Berlusconi, che si è limitato ad aumentare i ministri da 12 a 14, quanto per l’attuale governo composto da 102 membri, compresi 26 ministri».
Una stoccata all’esecutivo Prodi, che ha raggiunto il record di ministri e sottosegretari salvo poi portare avanti un disegno di legge (del ministro Giulio Santagata) per fare economia nella pubblica amministrazione con tagli di spese telefoniche e auto blu.
La moltiplicazione di ministeri è un effetto della gola per le poltrone, conseguenza diretta, prosegue Bassanini, di «una pessima legge elettorale che ha moltiplicato la frammentazione die partiti, ciascuno dei quali vuole la sua parte». Accontentare tutti significa appesantire la macchina amministrativa: «Quando una coalizione è composta da più di dieci partiti - è il ragionamento di Bassanini - la tendenza ad aumentare le poltrone diventa molto forte e ci vorrebbe un presidente del Consiglio molto determinato per evitarlo».
Camera e Senato intanto provano a fare sul serio. «Questa sola misura - ha sottolineato il questore del Senato Luigi Nieddu dell’Ulivo, parlando dell’abolizione del “riscatto” - porterà a regime un taglio del 25% dei costi. Nessuna riforma previdenziale credo abbia mai conseguito con una singola misura un risultato di questa rilevanza».
«Sicuramente - è ottimista il questore Luciano Comincioli, di Forza Italia - sarà trovata una soluzione comune di Camera e Senato».
L’ufficio di presidenza di Palazzo Madama si riunirà lunedì, dopo che era saltato questa settimana ufficialmente per impegni eccessivi. Tra le proposte che avanzerà il Senato (e su cui avevano lavorato anche i questori della Camera) c’è la non cumulabilità del vitalizio con altre indennità derivanti da incarichi istituzionali, come impegni nelle Authority, in Rai, nel Csm, nella Consulta e negli enti locali. Il parlamentare dovrà scegliere: vitalizio o indennità. Si prevede poi di abolire i viaggi di studio all’estero, per i quali il parlamentare aveva un budget di oltre tremila euro e si conferma il tetto massimo del vitalizio, a prescindere dal numero di legislature: il 60% dell’indennità, e non più l’80%.