Anche senza Peck Cracco è la superstar dei fornelli milanesi

Vizzari: «Milano pare Venezia tanto vi si mangia male» La sorpresa del Don Carlos

In attesa di scoprire il meglio e il peggio delle guide Veronelli e Touring, che saranno presentate entrambe a Milano il 30 ottobre, e più avanti ancora, a fine novembre, le novità della guida Michelin, chi ama/odia i vademecum golosi si sta nutrendo di Espresso e Gambero Rosso uscite da poco.
Siamo a Milano, città che avrebbe bisogno di una scossa. Intervistato nel blog Kela Blu, Enzo Vizzari, curatore dell’Espresso, è stato lapidario: «Si mangia male in parecchie città italiane. A Venezia, a Milano, buffo no?, dove se possibile si mangia peggio degli altri anni (bene Carlo Cracco e Trussardi alla Scala, non bene il ristorante Sadler)».
Milano è la città che ha sempre imboccato per prima vie nuove, Marchesi, Santin e l’allora Nouvelle Cuisine all’italiana; le realtà etniche, prima il boom cinese, quindi l’onda giapponese, ora l’India; nel nuovo secolo i locali della moda: Giorgio Armani e Nobu, una pallida copia di quanto si ammira all’estero, Trussardi e la bravura di Andrea Berton, il cuoco che sommando i voti di Espresso e Gambero ha compiuto il più alto balzo all’insù; Dolce & Gabbana per Gold e Giacomo Gallina, centinaia di coperti con un cuoco completo ma facile bersaglio per chi non ha il coraggio di sparare al bersaglio grosso. Infine Roberto Cavalli e il caravanserraglio del Just Cavalli. E ancora i locali per vedere e farsi vedere, Bolognese, Acanto, Giannino dove il cibo è un optional, e poi quelli degli alberghi che hanno deciso di puntare sulla qualità della tavola.
Quest’ultima tipologia comincia a farsi strada a livello di guide. Primo cuoco d’albergo è stato per anni Sergio Mei, a cui il Four Seasons ha appena consegnato una cucina nuova fiammante, con l’impegno a ristrutturare il prossimo anno la sala del Teatro, ora giusto ritoccata. E in attesa di vedere premiati gli sforzi di Filippo Gozzoli e Galileo Reposo al Park Hyatt, 14,5 ventesimi nell’Espresso e ignorato dal Gambero, il primo ristorante d’albergo di Milano è diventato il Don Carlos del Grand Hotel et de Milan, cuoco Angelo Cangemi. E occhi puntati anche sul Bulgari, chef Elio Sironi, che non entra nella top-10 perché non va oltre un 76/100 nel Gambero, da strabuzzare gli occhi se si pensa che l’Acanto del Principe di Savoia ha 81.
I primi quattro locali del 2008 hanno gli stessi voti del 2007, nell’ordine Cracco (senza Peck tutto sempre bene), Il Luogo di Aimo e Nadia, Osteria del Ponte a Joia. Possibile che tutti gli ispettori che sono passati di lì non abbiano avuto una nuova senzazione in almeno un posto? Questo è invece accaduto a ridosso del podio con Trussardi e D’O, in cucina rispettivamente Andrea Berton e Davide Oldani. Berton sale in entrambe le pubblicazioni, Oldani solo per l’Espresso, da 16 a 16,5. E mentre la sua cabina saliva, ha incrociato quella di chi si è visto costretto a scendere dal podio: Claudio Sadler che da terzo si è ritrovato settimo. L’Espresso lo ha impallinato, da 17 a 15,5 augurandosi che «il trasferimento nella nuova sede (già avvenuto, ndr) ridia slancio e smalto alla cucina». Il Gambero invece conferma un ottimo voto a livello di cucina (51/60), ma toglie un punto alla cantina e azzera il bonus senza però spiegare perché.
Di tutti i locali riportati nella pagella, nessuno è autenticamente milanese: Carlo Cracco è profeta della cucina creativa, Aimo Moroni dei sapori primordiali italiani, in particolare toscani, Ezio Santin è cardinale che conserva echi di Provenza e di magici equilibri tutti suoi, Pietro Leemann un ticinese con una profonda vocazione per la naturalità e la cultura applicata alle materie prime, Berton un friulano. A conferma che Milano sa accogliere e premiare chi lavora bene.