Anche il sindacato insorge contro il governo immobile

da Roma

Liberalizzazioni, pensioni, pubblica amministrazione. Dopo il flop del riformismo a Caserta i sindacati si agitano perché vedono allontanarsi la possibilità di un’iniziativa del governo.
E se è vero che Pierluigi Bersani, ministro allo Sviluppo economico, ha ribadito che le liberalizzazioni andranno avanti, i sindacati vedono concretizzarsi il rischio di uno stop dopo le polemiche all'interno del governo e tra i partiti della maggioranza. È il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, a investirsi del ruolo di pungolo del governo sollecitando da subito il processo delle liberalizzazioni che la Cisl ritiene urgenti e necessarie per i lavoratori. «Servono liberalizzazioni trasparenti, regole per la concorrenza e bisogna distruggere gli attuali monopoli di fatto», dice Bonanni che poi punta l’indice contro le tariffe troppo pesanti che gravano sui «nostri servizi di interesse pubblico».
«Paghiamo più di tutti gli altri Paesi - denuncia il leader Cisl -. Bisogna far sì che le tariffe possano scendere. La liberalizzazione dei farmaci è solo un granello».
Quali sono le priorità? L’obbiettivo è lo sviluppo e per Bonanni il governo deve dare la precedenza a tre argomenti che vanno messi subito sul tavolo delle trattative con le organizzazioni sindacali: la realizzazione delle infrastrutture; un patto per la produttività che consenta anche un rafforzamento dei salari; la riforma del pubblico impiego.
Diversa e più a lungo termine la scadenza per affrontare il tema della previdenza. La riforma delle pensioni, spiega Bonanni, può attendere ma non troppo. «C’è tempo», dice il sindacalista almeno fino alla fine del 2007. Comunque prima che scatti lo scalone per le anzianità previsto dalla legge Maroni. Ma anche sulle pensioni la Cisl aspetta al varco l’esecutivo di Prodi visto che si aspetta che il governo tenga fede all’impegno preso con il programma. Tra le promesse fatte da Romano Prodi prima delle elezioni infatti c’è anche la previsione dell’abolizione dello scalone, ovvero il passaggio da 57 a 60 anni di età con 35 anni di contributi per l'accesso alla pensione di anzianità. La Cisl comunque non chiude le porte e si dice pure pronta a discutere le proposte che si metteranno sul tavolo.
«Il governo ha nel proprio programma l’eliminazione dello scalone. Pensiamo che debba farlo con risorse generali ma vogliamo che ci dica con chiarezza cosa vuole fare», dice Bonanni preoccupato perché, aggiunge, «dalle discussioni che leggo sembra che debba essere il sindacato a dire cosa fare, invece è l’esecutivo che deve esprimere la propria posizione. Aspettiamo le proposte del governo e poi le valuteremo». Sulla necessità di aggiornare la legge Dini espressa da Prodi, Bonanni promette di fare i conti «con tutti gli elementi in mano. Non mancherà dal sindacato una proposta che tenga conto di elementi reali di compatibilità finanziaria. Anche gli altri però facciano proposte, basta con la discussione emozionale. Per noi comunque la priorità è lo sviluppo. Quando vorranno discutere di pensioni, noi siamo qui».