Anche la sinistra ora parla di «stangata»

Per il quotidiano del Prc «Liberazione» saranno «lacrime e sangue». Amato: servono correzioni. Diliberto (Pdci): così si logora l’esecutivo

da Roma

«Quaranta miliardi di euro sono una stangata pazzesca: dobbiamo discutere con la Ue sui tempi di rientro del deficit, che dovremmo spalmare su due Finanziarie, perché una sola porterebbe inevitabilmente al taglio della spesa sociale». Paolo Ferrero, il ministro della Solidarietà sociale che per non votare il Dpef ha «saltato» la riunione di governo a palazzo Chigi, continua a pungere sul fianco sinistro di Romano Prodi. «Abbiamo un Dpef giudicato positivamente dalla Confindustria e negativamente dai sindacati: ho fatto bene a esprimere un giudizio critico», spiega. E dalle colonne di Liberazione, Alfonso Gianni chiede di mantenere stabile il debito pubblico al 107,7%, anziché portarlo sotto il 100% nel 2011: così si eviterebbero, spiega, «lacrime e sangue».
Anche un ministro assai più moderato di Ferrero, il titolare del Viminale Giuliano Amato, ha qualcosa da dire sui tagli al comparto sicurezza previsti dalla manovra-bis: «Non sarei io a dolermi di alcune correzioni - dice - non possiamo mettere, ad esempio, i vigili del fuoco nelle condizioni di non poter far funzionare il loro servizio». Il decreto Bersani taglia 5 milioni di euro quest’anno ai vigili del fuoco, e 15 milioni per ciascuno dei tre anni 2007, 2008 e 2009.
Le critiche non riguardano solo il merito, ma anche il metodo. Nel corso di una riunione alla Camera, i capigruppo della maggioranza hanno chiesto al governo «modalità diverse» nell’assunzione di decisioni importanti, come il decreto Bersani o il Dpef. Verdi, comunisti, rifondatori e rosapugnisti hanno fatto proprie le critiche espresse dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che aveva parlato di «Dpef uscito da nottate in Consiglio dei ministri», senza dibattito nella maggioranza. Oliviero Diliberto chiede esplicitamente a Prodi di discutere la Finanziaria prima che venga presentata in Parlamento, e suggerisce al premier di coinvolgere di più il suo partito nelle scelte di politica economica «per evitare che il governo si logori». Dpef e decreto Bersani approderanno nell’aula di palazzo Madama l’ultima settimana di luglio. Il presidente del Senato Franco Marini ha concesso 16 ore di discussione sul decreto Bersani (che contiene anche la manovrina-bis) e 12 ore per il Documento di programmazione economica. Tempi troppo ristretti, lamenta il centrodestra.