Anche stavolta è l’Inter dei record

Oggi il primo alzabandiera. Tutti pronti con mogli, bambini, borse da spiaggia e attrezzi del mestiere per la gita di lavoro in Sardegna. Si chiama preritiro, perchè quello ufficialmente segnato sul calendario partirà sabato prossimo. Si ritrovano i campioni d’Italia, intesi come Inter. Anche se, poi, guardi la carta d’identità ed è un mappamondo dove l’Italia è solo un punto geografico. Internazionale, d’accordo, ma forse qui si sta esagerando. Moratti ha aggiunto alla collezione di bandierine quella dell’Honduras (Suazo), inserirà quella della Repubblica Ceca (Kovac), ne aggiungerà una della Colombia (Rivas), forse ne recupererà una romena (Chivu): andranno ad aggiungersi a quelle di Argentina, Brasile, Uruguay, Portogallo, Francia, Svezia, Serbia.
Campioni d’Italia, certo. Ma gli italiani? Pochi, anzi pochissimi pur se validi. E qui si parla di Materazzi, uomo immagine nerazzurro e della nazionale campione del mondo. Poi ci sarebbe Toldo, ma forse se ne andrà. In cambio potrebbe arrivare Pagliuca. Qualcuno ricorderà Orlandoni, terzo portiere giusto per dire d’avere un italiano in più. Non altro. Grosso è passato al Lione, Andreolli è destinato a cambiare aria e area. Insomma l’Inter punta a migliorare un record che già le apparteneva: squadra con il minor numero di italiani, in campo e nella rosa. Niente male per esser i campioni d’Italia. Una pena che chi, forse un po’ rétro, è rimasto ai vecchi schemi: c’è l’Europa che fa l’unione, c’è un mondo calcistico globalizzato, ma i nomi di casa nostra regalano un senso più nazionalistico. Senza dimenticare i regolamenti Uefa che impongono di inserire un certo numero di giocatori del paese d’appartenenza o cresciuti nei vivai. E l’Inter si arrangerà con qualche ragazzino nostrano e qualche straniero cresciuto in casa.
Insomma la società riuscirà a soddisfare i criteri Uefa, ma la squadra sarà un vanto per i tifosi, un po’ meno per il calcio d’Italia, di cui oggi è campione con scudetto al petto finalmente incontestabile. Sappiamo, Materazzi ha spalle larghe e forti, ma forse Moratti non dovrebbe dimenticare che il Milan, per esempio, si è creato certe fortune con lo zoccolo duro composto da italiani veri e non colonizzati. Il presidente ha sempre sostenuto che l’Inter ha una filosofia diversa: ama il calcio per amor del calcio, senza bandiera. Ma ora questa squadra sembra proprio votata alla messa al bando di quel certo tricolore. Non basta averlo sul petto.