Anche lo stress può far bene ma solamente a piccole dosi

Il professor Rattan, ospite a Firenze del convegno sull’invecchiamento

Elena Jemmallo

da Milano

Un po' di stress fa bene alla salute. Ci mantiene vigili, migliora la resistenza delle cellule e allontana così i sintomi dell'invecchiamento. Ma c'è di più. Alza le difese contro malattie legate all'età, come diabete, peggioramento della vista e complicazioni cardiache. Lo stress allunga la vita, quindi, ma solo se preso a piccolissime dosi. La scoperta è stata fatta dal professor Suresh Rattan, uno dei grandi «guru» mondiali sul tema della biologia dell'invecchiamento. Indiano d'origine, ma ora responsabile del Centro di Gerontologia Molecolare all'Università di Aarhus, in Danimarca, ha parlato della sua sensazionale scoperta durante l'International Antiaging Medicine Symposium, il meeting internazionale tra geriatri che si sta svolgendo in questi giorni in Italia, a Firenze.
Il nostro fisico, se sottoposto a brevi stress, come potrebbe essere ad esempio un accaldamento, subisce una sorta di allenamento alla «longevità giovanile», come l'ha definita Rattan nella sua relazione «Stress moderato: effetti benefici contro l'invecchiamento». «Basse dosi di condizioni stressanti - si legge - migliorano man mano la capacità delle nostre cellule e dell'organismo a vivere più a lungo».
Per scoprirlo, in laboratorio sono stati condotti su cellule umane un serie di studi sperimentali. «Abbiamo dimostrato che una vasta varietà di agenti fisici, chimici e biologici, come i metalli pesanti, i pesticidi, gli antibiotici, i chemioterapici, l'etanolo, le aldeidi, il cloroformio, gli ossidanti, le apparecchiature iperbariche e le radiazioni ionizzanti provocano, purchè siano somministrati a bassissime dosi, delle reazioni “adattative” sulle cellule». Si chiama, in sintesi, lo «stress dolce». E la conferma arriva anche da precedenti studi. Infatti, il riesame critico di migliaia di ricerche scientifiche pubblicate in campo di farmacologia, tossicologia e biologia delle radiazioni ha condotto alla conclusione che uno degli aspetti fondamentali dei meccanismi fisiologici è proprio questo tipo di fenomeno.
Che lo stress non fosse completamente negativo per il nostro organismo gli scienziati lo avevano quindi già scoperto da tempo, ma ora dai laboratori dell'Università di Aarhus, internazionalmente riconosciuti come punti di riferimento per gli studi sull'invecchiamento, lo hanno anche sperimentalmente dimostrato. Hanno utilizzato batterie di cellule umane, in particolare embrionali, polmonari, mammarie e ossee, che sono state prima invecchiate in vitro e poi sottoposte ai mini-stress. Il risultato è stato scoprire che questi piccoli stimoli prevengono l'accumularsi di una varietà di danni alle proteine e ad altri componenti cellulari conseguenti all'accumularsi degli anni. Non solo. Stimolando queste cellule invecchiate in vitro è stato scoperto che viene in questo modo migliorata anche la tolleranza ad altri potenziali "nemici" della salute, come glucosio, fruttosio, etanolo e radiazioni ultraviolette. In pratica, lo stress potrebbe rivelarsi un'arma in più contro l'insorgenza di malattie come diabete e infarto. «La resistenza ai danni cellulari da glucosio ed altri zuccheri - ha spiegato il professor Rattan - risulta di speciale rilevanza per la salute umana riguardo all'aumento legato all'età di ridotta risposta e resistenza ai meccanismi insulinici».
È infatti ormai chiaro che non esistono meccanismi innati per provocare l'invecchiamento e la morte. Non ci sono cioè geni «dedicati» alle cause dell'invecchiamento, che è invece il risultato dell'inadeguatezza del nostro corpo a fronteggiare stanchezza e altri eventi esterni. Per questo, secondo gli scienziati, sarebbe fondamentale mantenere sempre attivi i naturali meccanismi di difesa con minime dosi di stress. Sempre che sia moderato e molto dolce.