Anche la Svizzera fa i conti con la crisi

Secondo gli analisti di Banca Syz c'è da aspettarsi un rallentamento dell'economia piuttosto che una vera fase di recessione. Tengono i consumi e la finanza pubblica è in buona salute. Pil previsto nel 2012 in crescita dell'1%

Ombre di recessione anche per uno dei Paesi che più rappresentano l'idea di benessere: la Svizzera. In un momento in cui la crescita mondiale rallenta e la recessione minaccia molte economie europee, è legittimo chiedersi se la Svizzera manterrà, in un tale contesto, il suo attuale stato di crescita.

E' d'obbligo una constatazione: l’economia elvetica ha attraversato solo due anni di ripresa prima di entrare in un nuova fase di debolezza. E tuttavia - come segnalano gli analisti di Banca Syz in un loro studio sull'argomento - bisogna aspettarsi per il 2012 più una crescita modesta che una vera recessione. E il brusco indebolimento dell'attività registrato dalla fine della primavera scorsa è stato il risultato di una situazione particolarmente sfavorevole: il forte rialzo del franco ha influito in maniera fortemente negativa sulle importazioni-esportazioni, al punto da obbligare la Banca nazionale svizzera a “fissare il cambio” per proteggere le aziende esportatrici. Questa misura ha probabilmente permesso di evitare una recessione brutale a fine 2011.

Ma allora cosa bisogna aspettarsi per il 2012? Il quadro macroeconomico generale non è certo dei più favorevoli: crescita molto debole negli USA, altrettanto o addirittura recessione nella zona euro e rallentamento della dinamica delle economie emergenti peseranno, secondo lo studio, sulle esportazioni svizzere. Per un'economia molto aperta verso l'esterno (le esportazioni rappresentano più del 50% del Pil svizzero) questo calo della domanda esterna avrà certamente ripercussioni dirette e indirette sull'attività. Ciò perchè al calo della domanda si aggiunge la sempre presente problematica del franco.

In effetti il “cambio fisso” stabilito dalla Banca nazionale resta molto inferiore al tasso a cui le aziende svizzere erano abituate a lavorare. Di conseguenza i margini e la competitività all'estero restano ancora sotto pressione. I settori legati al turismo sono anch’essi legati a questa situazione che non dovrebbe migliorare nel 2012 in effetti di fronte ad un euro in crisi a causa dei debiti sovrani e dell'abbassamento dei tassi da parte della Bce, il franco rischia di restare un valore rifugio molto apprezzato. Tenuto conto di questi elementi la crescita svizzera - secondo l'analisi di Banca Syz - non dovrebbe superare l'1% nel 2012. Bisogna dunque temere una contrazione tale dell'attività da portare la Svizzera ad una seconda recessione nel giro di tre anni? Probabilmente no: a dispetto degli elementi evocati, i consumi resteranno sostenuti da una politica monetaria ultra accomodante.

Il livello storicamente basso dei tassi di interesse favorisce una buona tenuta del mercato immobiliare, ed è determinante nel comportamento di spesa delle famiglie. Inoltre, contrariamente alla grande maggioranza delle economie sviluppate la Svizzera non dovrà mettere in atto un piano di austerità di bilancio grazie alla buona salute delle finanze pubbliche. A questo riguardo il “policy mix “ svizzero sarà probabilmente, nel 2012 uno dei più accomodanti del mondo sviluppato: poche economie potranno in effetti concedersi una politica monetaria a tasso zero e una politica di bilancio non restrittiva.

Infine, segnalano gli studiosi di Syz, bisogna tenere conto che le recessioni sono generalmente provocate dall'accumulo eccessivo di capacità produttive (investimenti, forza lavoro, stocks) che necessitano a un certo punto un aggiustamento; non c'è oggi nessun tipo di eccesso di capacità che necessiti tale aggiustamento. Nello scenario di crescita mondiale rallentata che si profila per il 2012, la Svizzera sembra piuttosto destinata a una crescita da debole a moderata. Dovrebbe rimanere un isolotto in relativa salute economica in mezzo a un continente in crisi.