Anche il «tavolo dei Tredici» entra nella riforma Bankitalia

È il solo organo che può revocare il Governatore. E ora rischia un ridimensionamento

da Roma

L’unica riunione ufficialmente prevista del Consiglio superiore di Bankitalia è quella, ordinaria, del 29 settembre. L’ultimo giovedì del mese, come tradizione. Forse male interpretate, le parole dell’armatore marchigiano Giovanni Montanari, uno dei tredici consiglieri, avevano fatto pensare a una riunione anticipata, dedicata agli ultimi sviluppi del caso Fazio. Ma chissà: tutto è possibile. Anche se non più giovanissimi, i componenti del Consiglio non hanno bisogno di preavviso eccessivo per raggiungere Palazzo Koch. «Meno se ne parla, meglio è», commenta sibillino uno dei Tredici.
Giorno dopo giorno, diventa sempre più evidente che un passaggio obbligato per il futuro di Antonio Fazio è quello del Consiglio superiore. Si tratta infatti dell’unico organismo deputato a richiedere le dimissioni del governatore (cosa che assai difficilmente farà in questa circostanza, visto che la maggioranza del Consiglio, a cominciare dal decano Paolo Emilio Ferreri, è solidale con Fazio). Fino a ieri nell’ombra, i tredici consiglieri - definiti talvolta «i vecchietti» dai soliti giornalisti irrispettosi - si trovano improvvisamente sotto i riflettori. Alcuni di essi (Giordano Zucchi e Giovanni Montanari, per esempio) hanno perfino rilasciato interviste ai giornali.
Ma c’è già chi pensa a ridimensionare, e non di poco, questa briciola di notorietà appena conquistata. Secondo indiscrezioni, infatti, l’emendamento governativo che introduce, fra l’altro, il mandato a termine potrebbe essere modificato introducendo la nomina del governatore da parte di governo e Parlamento insieme. Insomma, il passaggio formale del Consiglio superiore (sia per la nomina che per la revoca) potrebbe essere saltato. L’emendamento al ddl sul risparmio presentato dal centrosinistra già va in questa direzione. Prevede la nomina del governatore con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio, dopo il parere vincolante delle competenti commissioni parlamentari a maggioranza di due terzi. Entro tre mesi lo Statuto di Bankitalia dovrebbe recepire la modifica.
Non è solo il Consiglio superiore ad essere «a rischio». Anche la modifica degli assetti azionari di Bankitalia - prevista esplicitamente dalla riforma decisa dal governo - potrebbe essere ripensata. Non perché Fazio sia contrario, beninteso. Ma perché il «valore» dell’istituto centrale è notevolissimo: si va da una valutazione minimale di 3,34 miliardi al valore di libro pari a 13,9 miliardi di euro. Cifra quest’ultima non molto distante da quella della prossima manovra economica. Chi, e come, potrebbe pagare somme simili alle banche azioniste?