Anche la tollerante Svizzera comincia a temere l'invadenza del «burqa»

La ministra di Giustizia e Polizia non ha peli sulla lingua: «Se l'uso dovesse diffondersi saremo pronti a lottare per contrastarlo. La visione di una donna interamente coperta, anche se non ci sono disposizioni di legge contrarie, mi mette proprio a disagio»

Vivi e lascia vivere. Ma ormai anche l'apparentemente tranquilla Svizzera, comincia a mostrare segni di insofferenza per usi e costumi che - seppur non contrari a nessuna disposizione di legge - finiscono per contaminare la propria cultura con «germi» estranei e spesso non commendevoli.
Se in Italia la polemica dei crocefissi è all'ordine del giorno, l'uso del burqa da parte di alcune donne islamiche ha cominciato a indispettire le autorità. Qualora si dovesse «estendere» ulteriormente, ha fatto sapere il governo elvetico, saranno subito studiate delle misure «per lottare contro questo fenomeno». Lo ha detto il ministro della Giustizia e della Polizia, la signora Eveline Widmer Schlumpf. «Se l'uso del burqa dovesse diffondersi potremmo esaminare a livello federale quali misure potrebbero essere prese per lottare contro questo fenomeno», ha spiegato Widmer-Schlumpf nel corso di una conferenza stampa a Ginevra, senza precisare il tipo di misure. Ma senza peli sulla lingua ha poi continuato: «Secondo me, una donna coperta da un velo integrale è un'immagine che non mi è familiare e che mi mette a disagio», ha aggiunto. La ministra ha tuttavia aggiunto che «il problema non si pone in questo momento», perchè ci sono ancora «poche donne» che indossano l'indumento tradizionale islamico nel Paese, se non delle turiste. Non esistono però delle basi legali per introdurre un divieto assoluto dell'abito, ha sottolineato la ministra. Widmer Schlumpf è stata intervistata sull'argomento mentre un'iniziativa contraria alla costruzione di minareti sul territorio elvetico, lanciata dalla destra populista, sarà sottoposta a referendum il 29 novembre. Il governo - ha ribadito il ministro - si oppone a questo divieto. Un voto favorevole «metterebbe inutilmente in pericolo la pace religiosa nel nostro paese», ha insistito.
La Svizzera conta circa 400mila musulmani su una popolazione di 7,5 milioni di abitanti. L'islam è la seconda religione dopo il cristianesimo, secondo le cifre fornite dal ministro.