Anche Toyota sbanda e vara un piano anti-crisi

Se comincia a perdere colpi anche un gigante come Toyota, che ha inanellato un’incredibile serie di utili riempiendo fino a farla straboccare la propria cassaforte, vuol dire che la crisi che attanaglia l’auto ha assunto dimensioni impressionanti. I giapponesi, che alla fine dell’anno diventeranno il primo gruppo mondiale come produzione e vendite a scapito della disastrata Gm, si preparano ad archiviare un’annata fiscale nera. «Abbiamo considerato numerose volte il caro petrolio, gli elevati prezzi delle materie prime e lo yen forte, ma ogni volta abbiamo centrato la crescita. Questa volta ci troviamo di fronte una situazione d’emergenza», ha commentato ieri il vicepresidente esecutivo Mitsuo Kinoshita durante la presentazione dei dati semestrali (dimezzati) e le stime sui profitti 2008-2009, rivisti al ribasso del 56 per cento. «Siamo pronti a prendere misure anti-crisi», ha aggiunto allarmato il top manager. Tra queste un giro di vite sui contratti a termine in Giappone, la revisione dei piani di espansione e il lancio di un «comitato» presieduto dal numero uno Katsuaki Watanabe che dovrà occuparsi del miglioramento della redditività. Solita a sorprendere il mercato, Toyota ha perso in Borsa il 10,4% sulle attese dei conti, ha visto dimezzarsi il risultato netto su base annua (-47,6%), mentre i ricavi sono scesi del 6,3%. E a fine marzo 2009, se le stime saranno rispettate, per i profitti si preannuncia un crollo del 68% mentre mancheranno all’appello 673mila veicoli (da 8,91 a 8,24 milioni di unità).
Con Thierry Dombreval, vicepresidente e direttore operativo di Toyota Europa, cerchiamo di capire quale scenario si presenta agli occhi dei colossi del settore.
Anche Toyota, negli Stati Uniti, deve cambiare strategia visto che il mercato si è orientato su veicoli più compatti.
«Ci dobbiamo adattare ai cambiamenti. Non possiamo combattere contro la necessità di ridurre le dimensioni di un’auto. In futuro produrremo l’ibrida Prius negli Usa e pensiamo di raddoppiare le vendite di questo modello».
Veniamo all'Europa: nel 2008 il mercato dovrebbe scendere a 12,6 milioni di unità, il dato più basso da 10 anni a questa parte.
«La tendenza non è delle migliori. I nostri piani andranno parametrati rispetto a un contesto più basso. Nel 2009, poi, anche la Russia andrà incontro a un tasso di crescita minore, nell’ordine del 5%, paragonato al 25% di quest’anno. Da parte nostra, però, la tendenza del mercato verso modelli più compatti non può che favorirci: è infatti in arrivo, oltre alla piccola iQ, il suv da città Urban Cruiser, senza dimenticare la nuova Prius, sempre con il motore termico-elettrico. Diciamo che sono prodotti quasi su misura per un momento come quullo che viviamo».
Quanto varranno in futuro Brasile, Russia e Cindia?
«Forse quella del Bric sarà l’unica area che avrà una crescita, mentre i cosiddetti mercati maturi resteranno a un livello molto inferiore. Toyota dovrà guardare anche allo sviluppo di quelle auto che alcuni definiscono a basso costo».
Nei prossimi 5-6 anni qualcuno dei costruttori sparirà?
«Ritengo che il panorama dei costruttori in Europa e nel mondo sarà diverso».