Anche tre italiani feriti nell’attacco terroristico

Un turista armeno: «È un disastro terribile, la gente a pezzi per aria»

Stefano Filippi

«Mezzo minuto in più davanti a quel negozio e sarei morto». Silvio Broggi, medico astigiano, era con un gruppetto di italiani a pochi metri dal luogo delle esplosioni di Dahab. Ha sentito le tre violentissime esplosioni, ha visto le macerie volare, il fumo alzarsi, i corpi fatti a pezzi, la gente scappare via coperta di sangue, l'arrivo dei soccorsi. «A parte la rabbia per quello che è successo, ci si rende conto in questi momenti di come siamo ben poca cosa», riflette.
Secondo la Farnesina, sulla base dei primi accertamenti sono tre gli italiani ustionati nell'attentato di Dahab. Fonti mediche avevano in precedenza riferito che cinque nostri connazionali (due adulti e tre bambini, forse componenti di uno stesso nucleo familiare) si sarebbero trovati vicini al luogo della tragedia e uno degli adulti sarebbe rimasto lievemente contuso. Un reporter della Tv Al Arabiya, invece, aveva detto che i feriti non egiziani sarebbero soprattutto francesi e italiani.
«I connazionali in vacanza in quella zona del Sinai sono numerosi - dice il consigliere d'ambasciata Elisabetta Belloni, responsabile dell'Unità di crisi del ministero degli Esteri i cui telefoni sono stati presi d'assalto -: segno evidente che molti italiani in vacanza in Egitto avevano comunicato di trovarsi a Dahab. Per fortuna è una località meno conosciuta di Sharm, ma per la breve distanza (una novantina di chilometri) è meta di escursioni giornaliere. Di solito però si riparte prima delle 19».
Le comunicazioni con il Sinai sono molto difficili, la rete telefonica Gsm funziona male e le notizie sono molto frammentarie. Per Dahab sono partiti il console italiano al Cairo, Fabrizio Saggio, e il console onorario a Sharm, Faiza Frigido, che un anno fa coordinarono le ricerche degli italiani morti negli attentati del 23 luglio. A Dahab risiedono stabilmente una ventina di italiani, ha detto all'agenzia Misna l'istruttore subacqueo Marco Merlino. Una delle esplosioni si è verificata mentre stava per raggiungere in auto una zona commerciale: «Siamo scesi e abbiamo visto colonne di fumo alzarsi dal cuore turistico di Dahab. Alcune persone venivano verso di noi coperte di sangue. Poi la situazione è precipitata nel caos».
Sergei Loussararian non tradisce emozioni mentre al telefono racconta alla televisione americana Fox News la tragedia che ha davanti agli occhi. È un turista di origine armena in vacanza a Dahab. L'inferno di fuoco che ha ancora aggredito i paradisi del Mar Rosso l'ha soltanto sfiorato: «Ero a 200 metri dalla zona degli attentati. Ho sentito tre esplosioni, violentissime. Ho visto decine di feriti insanguinati, una sessantina, e alcuni corpi coperti da lenzuola bianche. Macerie ovunque, fumo, persone che fuggono, poliziotti, soccorritori, sirene di ambulanze e anche auto private che corrono verso gli ospedali di Sharm el Sheikh».
«Non so quanta gente sia stata coinvolta dalle esplosioni, certo le deflagrazioni sono state devastanti. Ora la zona è stata transennata ed è stato istituito un check point per gli interventi di prima assistenza. Sono circondato da detriti e dalla frenesia dei soccorritori. Questo è un weekend lungo per gli egiziani - prosegue Loussararian - e Dahab viene presa d'assalto dai turisti locali ma anche stranieri, soprattutto europei amanti delle immersioni».
Un uomo che si trovava in un resort vicino a quello distrutto racconta di aver visto «gente che volava per aria, qui è un terribile disastro ma le forze di sicurezza fanno il possibile per prendere il controllo della situazione». Hani, un residente di Dahab che lavora in una scuola di sub, ha raccontato al sito web del giornale israeliano Yedioth Ahronoth i lunghi attimi di terrore: «Ero con un gruppo di una ventina di persone paralizzate dal panico. Litigavano tra chi voleva restare al chiuso e chi invece preferiva uscire in strada. Molti invece sono corsi a fare i bagagli cercando di lasciare Dahab e altri stanno cercando di andarsene in queste ore». Ma un altro testimone, Yusri Saleh, alla Tv egiziana ha riferito che le forze di sicurezza hanno circondato la città e bloccato auto e pullman che tentavano di allontanarsi: i dinamitardi potrebbero confondersi fra i vacanzieri atterriti.