Anche Trichet suona l’allarme crescita

da Milano

C’è l’immancabile richiamo al «preoccupante» livello dell’inflazione, accompagnato dall’allarme sulla possibile indicizzazione dei salari; e c’è anche l’affermazione convinta che Eurolandia poggi su «fondamentali solidi» e sia priva di «squilibri sostanziali». Ma per la prima volta, ieri, il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha accentato con una forza insolita il peggioramento del quadro economico. Facendo di fatto sfumare le possibilità di una nuova stretta, entro la fine dell’anno, sui tassi, lasciati ieri fermi al 4,25%. L’euro è infatti sceso sotto 1,54 dollari e i future bund di settembre sono cresciuti di oltre mezzo punto percentuale, anche perché alla vigilia i mercati avevano messo in conto una maggiore aggressività da parte della Bce riguardo alle tensioni inflazionistiche.
«È da mesi che rileviamo rischi al ribasso - ha spiegato il banchiere francese durante la conferenza stampa che ha seguito il direttivo - e posso dire che le informazioni di cui disponiamo indicano molto chiaramente il concretizzarsi di simili rischi. Il secondo e terzo trimestre - ha quindi ammesso - saranno particolarmente deboli». I venti della crisi si sono insomma infiltrati anche nella euro zona: l’espansione ancora robusta tra gennaio e marzo, sembra ora essere stata sostituita da un ritmo recessivo ben evidente nella probabile contrazione del Pil tedesco (le stime indicano un meno 1% nel secondo trimestre). Un passo all’indietro che Trichet non poteva ignorare. Il leader dell’istituto ha dato però «appuntamento a settembre», quando saranno rese note le stime aggiornate su crescita e inflazione nel 2008 e nel 2009.
L’atteggiamento è quello di wait and see, cui la Bce ha fatto ricorso per quasi un anno dallo scoppio della crisi sub prime. L’assenza di un bias, ovvero di un orientamento in materia di politica monetaria, la ribadita volontà di non impegnarsi a priori sui tassi, sono d’altra da legare anche all’intollerabile livello dell’inflazione (al 4,1% in luglio), ormai a distanza siderale dall’obiettivo del 2% e destinata a rimanere sopra a questo target ancora a lungo. Ieri Trichet non ha infatti recitato nessun mea culpa, difendendo il giro di vite deciso il mese scorso, a qualche osservatore parso soprattutto un atto di forza teso a riaffermare l’autonomia dell’istituto rispetto alle pressioni politiche. «Gli ultimi dati sull'inflazione e gli altri dati confermano che abbiamo fatto bene a rialzare i tassi a luglio», ha detto.
Nella sostanza, la Bce cerca di guadagnare tempo nella speranza che il quadro economico sia più chiaro da settembre. Senza dare inoltre ai mercati la possibilità di scontare con troppo anticipo un eventuale taglio del costo del denaro che, a detta degli analisti, non arriverà prima del secondo semestre 2009. D’altra parte, ha ribadito Trichet, «abbiamo un solo ago nella nostra bussola, l’inflazione». I prezzi del petrolio saranno dunque la variabile decisiva per determinare le prossime mosse della banca centrale, uniti ai rinnovi contrattuali, visti come una minaccia se dovessero concretizzarsi le ipotesi di riproposizione della scala mobile.
Cattive notizie sono intanto arrivate ieri ancora dagli Stati Uniti, dove i sussidi di disoccupazione hanno toccato il livello più alto degli ultimi sei anni, confermando la debolezza del mercato del lavoro già emersa dalle ultime indicazioni sui 51mila posti di lavoro bruciati in luglio e sul tasso di disoccupazione, balzato il mese scorso al 5,7%.