Anche in tv i bus sono una penitenza

I romani lo sanno bene: il mezzo pubblico è una penitenza che spetta agli sfortunati, mentre i ricchi se la ridono circondati dai capricci. D’accordo, l’abbiamo messa giù un po’ rozzamente. Ma in fondo non è colpa nostra. Questa scissione, che esiste da che mondo e mondo, l’hanno enfatizzata gli autori del «Grande Fratello», il padre di tutti i «reality show» che per la settima edizione si sono inventati per i giovani reclusi di Cinecittà il paradiso (una suite lussuosissima) e l’inferno (una «discarica» dove la vita è davvero dura nei quali sono confinati i «cattivi» scelti dai coinquilini). E che cosa si poteva inventare la Endemol Italia, produttrice della trasmissione, per rendere più realistica e davvero aspra la vita dei «discaricati»? Un bell’autobus da usare come ricovero. Un vecchio Fiat Viberti 316, fa sapere Fabio Desideri, capogruppo regionale della Dc, che ha fatto qualche ricerca in merito, «probabilmente utilizzato dalla Compagnia trasporti Lazio (Cotral, allora Acotral) a metà degli anni Novanta per il servizio urbano di Fiuggi, in provincia di Frosinone».
Insomma, un ben strano caso di rottamazione: dalle strade ciociare all’onore della tv.Ma siamo sicuri che sia una buona idea propagandare l’equazione autobus uguale scomodità? Per Desideri no di certo. «Il Gf ha riesumato il bus per usarlo come luogo di castigo, all’interno di una finta discarica, per i partecipanti al reality. Domanda: si tratta di un messaggio subliminale verso l’amministrazione regionale del Lazio proprietaria della Cotral? Ironia a parte, è bene sottolineare - ha aggiunto Desideri - che, in un Paese governato a tutti i livelli istituzionali dalla stessa coalizione politica, non si è ancora levata una voce, neanche dal mondo delle associazioni (per esempio dall’Asstra, che riunisce tutte le aziende pubbliche di trasporto) contro un messaggio che a sinistra dovrebbe essere considerato diseducativo: l’utilizzo simbolico di un bus come luogo di penitenza ed espiazione. Si tratta di un concetto retrogrado rispetto agli altri Paesi europei, che i mezzi pubblici li sanno far funzionare e li rispettano».
Insomma, mentre «in altre città del vecchio continente dove non è in atto la “cura del ferro” gli autobus finiscono nei musei del trasporto, Roma è probabilmente l’unica capitale europea che ha rottamato i vecchi tram. Ma forse, contrariamente a quanto predicato, anche la sinistra, in Italia e a Roma, si è convertita ai Suv», conclude Desideri.