Anche Vasco piange Dalla cima della classifica tocca il fondo della vita

Pioggia di dichiarazioni choc su Facebook: "Mi ritiro, anzi no", "Sono
depresso, vivo grazie ai medici". Poi rivela di conservare l'equilibrio grazie a "un cocktail di farmaci". E attacca il suo pubblico...

No, scusate, qui c’è qualcosa che non torna. Vasco è inarrestabile ormai, esonda, si moltiplica. Ora è diventato uno e quadruplo, è nato il Vasco Rossi poker. E non si sa più quale asso cala, è il bello della sorpresa. C’è il Vasco sul palco, spesso un portento, un musicista ricchissimo che riempie gli stadi. E quello al Tg1, che in mondovisione si dimette da rockstar. C’è il Vasco santo subito, il mito più mito come la Scavolini era la più amata dagli italiani. E c’è il Vasco su Facebook, quello evidentemente privato, un caso da studiare perché smentisce i tre Vasco di prima e, già che ci siamo, anche quello che si è appena fatto ricoverare nella clinica Villalba di Bologna per (sembrava) una costola rotta. Dunque, in poche settimane, lui sempre defilato tranne quand’era negli stadi, se l’è presa con Morgan, con Ligabue, con Alberoni. E tutti a chiedersi: ma come, è proprio Vasco?, e perché prima stava sempre zitto? Forse era arginato e protetto da qualcuno. Oppure ora gli viene così e, in ogni caso, non è granché: ha iniziato una terapia di gruppo, solo che il gruppo siamo noi e la vittima rischia di essere la sua credibilità. Venerdì notte ha scritto che «assumo da tempo un cocktail di antidepressivi, psicofarmaci, ansiolitici, vitamine e altro» per mantenere un «equilibrio accettabile». Se è vivo, aggiunge, «lo devo a loro e a tutta questa valanga di chimica che assumo». Chimica. Psicofarmaci. Antidepressivi. Testuale. Fosse l’unico. Comunque Facebook canta, le parole sono chiare, i più maligni possono ironizzare sul passaggio da vita spericolata a vita depressa ma tutti gli altri si stringono all’idolo ferito, tanto più che, nella lenzuolata online, lui confusamente precisa che «non mi sono ritirato, dimesso, o vado in pensione» e che «voglio cambiare la forma, NON la sostanza» (il maiuscolo è suo). Evvai. Però dodici ore dopo, taca banda facciamo baldoria. E cambiamo di nuovo tutto, con allegra esuberanza, anche grammaticale: «Non sono depresso... non mi sono dimesso. D’altronde chi-mi-ca...pisce è bravo» (il giochino allusivo su chi-mi-ca è sempre suo). E ce n’è per tutti, visto che i fan su Facebook non sono chi-mi-ci e fraintendono, quindi lui li rimprovera: «Leggete bene, per favore». Abbiamo letto, e pazienza per le solite frecciatine ai giornalisti, che stavolta sono «le comari del paesino», i «cosiddetti “organi” di stampa»: in questo Vasco sembra un politico qualsiasi, di quelli che lui critica a piacere tra le ovazioni del suo pubblico. È un tic, intanto non ha «paura di parlare delle mie debolezze visto che, paradossalmente, sono la mia forza». Una volta Vasco Rossi, forse l’artista che dopo Modugno ha dato la scossa più violenta alla musica leggera italiana, era minimalista: parole come flash, fotografie di noi o di tutti, un piacere. Adesso è un massimalista, parla e riparla di tutto, solo che non ha più confini e a furia di allargarli è arrivato alla smentita della smentita della smentita (almeno fino a quanto contabilizzato a metà pomeriggio di ieri). Oggi Vasco è pret a porter, oggi sì e domani no perciò chissà. Il motivo è presto detto (per lui). «Guardavo il mondo da un oblò» ha scritto citando il Gianni Togni che cantava Luna quando peraltro Vasco urlava le stesse cose che adesso rimprovera ai fan: Non l’hai mica capito. Adesso «con Facebook, questa pazza piazza, ho provato il gusto di mettere i panni fuori». Sarà. Finora pareva che Vasco i panni li avesse sempre appesi fuori dalla finestra, comprensibili o no, accettabili o meno, legali o illegali. È diventato quello che è proprio perché chiunque, guardando un po’ meno distrattamente, li poteva valutare, amare, criticare. Invece no. Lui era nell’oblò ed evidentemente i panni erano di qualcun altro o, forse, tutti si sono inventati quello che faceva più comodo. Ma più semplicemente, depresso o no, incazzato o no, Vasco Rossi è precipitato in quella fossa delle Marianne che è il web sezione social network, uno scivolo senza filtri che impedisce la riflessione e butta lì tutto en plein air, anche ciò che magari, sedimentandosi, semplicemente non (r)esisterebbe. Un circolo questo sì vizioso, una garanzia di contraddizioni. Magari, dice qualcuno usando un termine da brivido, sta soltanto «destrutturando» la sua leggenda. Fosse così, passi. Ma no che non lo è. Il poker di Vasco Rossi - rockstar, pensionato, mito, depresso - è il flash minimalista di un cantante che si è tolto il paravento e adesso si piega qui o là a ogni brezza dell’animo. Il Vasco più incomprensibile e finalmente quello più vero. Ma fermatelo, per favore.