Anche Dalla, Venditti e Bennato nel mirino delle Brigate "rozze"

Il
cantante bolognese considerato "capo
supremo del Sim (Stato imperialculturale
delle multidiscografiche)".
Lui, autore di "canzonacce", ha la colpa
di aver "sfruttato i problemi, le angosce,
i sentimenti del proletariato"

Milano - Già il nome la dice lunga sul groviglio ideologico cheammorbale menti degli autori del delirante comunicato giunto alla redazione del Giornale: Brigate rosse ma, al posto delle due «s» di rosse, una bella svastica. Meglio pronunciare «Brigate rozze». Come rozzo e grossolano è inserire nella stella a cinque punte che rimanda all’anarchia la croce uncinata di hitleriana memoria; o firmarsi «Brigate rosse, colonna Adolf Hitler». Ma che c’azzecca?, direbbe Antonio Di Pietro.

Nel comunicato che stilisticamente parlando riecheggia i volantini di Mario Moretti e compagni, i brigatisti «rozzi» illustrano i loro obiettivi e i mezzi per raggiungerli: distruggere il capitalismo (e fin qui c’aveva già pensato Marx) ma con il consenso e l’appoggio dei lavoratori che, in busta paga, si trovano una cifra inferiore ai 1500 euro. «Useremo la forza e la violenza », promettono ma - e questa è una novità - «senza mai uccidere, nemmeno chi se lo meriterebbe». E quindi? «La nostra violenza sarà graduale, maal massimo arriverà a colpire alle gambe: siamo convintissimi che inchiodare alla sedia a rotelle a vita uno sfruttatore di lavoratori sia molto più educativo di un omicidio».

La loro aspirazione: ribaltare la macabra contabilità degli anni di piombo che parla di ben 142 morti ammazzati e 59 gambizzati. I loro «fratelli maggiori » sono sbeffeggiati come «vecchiume brigatista che sprecava immense risorse umane nel rischiosissimo finanziamento violento (vedi rapine) ». L’utilizzo delle sigle resta copioso: sono strutturati in «Gri», ossia Gruppi di ritorsione. Ci sono i «Gril», Gruppi di ritorsione legislativa, che colpiranno per eliminare leggi sfavorevoli ai lavoratori. E giù minacce ai funzionari Inps/Inpdap, rei di non concedere legittime pensioni. Ci sono i «Grif», Gruppi di ritorsione finanziaria, che prenderanno di mira «i capitalisti che mediante reati finanziari causano immensi danni ai lavoratori».

In cima alla lista i responsabili dei crac Cirio e Parmalat. E poi i «Griaf», Gruppi di ritorsione antinfortunistici, che puniranno i responsabili delle aziende che «causano enormi danni alla salute dei lavoratori» e persino i «Gris», Gruppi di ritorsione sessuale, che castigheranno a dovere «gli uomini schifosi colpevoli di soprusi sessuali nei confronti di donne e bambini».

Ma la vera «chicca» è un volantino in cui si condanna «a morte vocale» il cantante Lucio Dalla, considerato «capo supremo del Sim (Stato imperialculturale delle multidiscografiche)». Lui, autore di «canzonacce», ha la colpa di aver «sfruttato i problemi, le angosce, i sentimenti del proletariato». E ancora: «Ha osato sbeffeggiare le masse proletarie adolescenti in “Mela da scarto”. Ma dove ha superato il suo limite è con la nota canzonaccia “L’anno che verrà”, con cui getta la maschera descrivendo come sarà la vita di ogni giorno dopo le sempre più vittoriose lotte del partito culturalcomunista combattente». Pertanto, il cantautore «viene condannato a morte vocale mediante il taglio delle corde vocali, che avverrà nell’infermeria del carcere del popolo». Una sorte da delirio puro che toccherà pure ad «Antonello Venditti, Edoardo Bennato, Francesco De Gregori». Per portare l’attacco ai polmoni del Sim.