Anche il vescovo fa l’antiberlusconiano

Monsignor Coletti attacca il Cavaliere sul Family day: «Non può dire che i veri cattolici non stanno a sinistra. Doveva stare zitto»

nostro inviato a Como

«Berlusconi dice che i veri cattolici non stanno a sinistra? Ha perso ancora l’occasione di tacere». La pesante reprimenda arriva dal vescovo di Como, monsignor Dario Coletti, che pochi mesi fa è succeduto a monsignor Alessandro Maggiolini. Parole dure, pronunciate subito dopo il Family Day ma in un contesto molto particolare: la città è in piena campagna elettorale per il nuovo sindaco, quello in carica (che si ricandida con Forza Italia) è un cattolico doc vicino a Comunione e liberazione e proprio oggi pomeriggio sbarca sul Lario lo stesso leader del centrodestra per un comizio. Il palco è allestito in piazza Duomo, sotto le finestre di monsignore.
Le dichiarazioni del vescovo sono cadute come un fulmine sulla placida Como. Monsignor Coletti parlava a Morbegno, al convegno diocesano dell’Azione cattolica ragazzi. Al mattino la messa, poi il pranzo, i giochi (il quotidiano La Provincia ritrae il presule in balli di gruppo con i giovani) e gli approfondimenti spirituali. Coletti ha parlato ai ragazzi, ai loro genitori, agli educatori e infine anche ai giornalisti. «Questa è una terra meravigliosa - ha detto -, è un posto dove vi sono dei valori e delle risorse. La famiglia, ad esempio, che anche questa mattina ho visto presente concretamente e che proprio in questi giorni è al centro di un grandissimo dibattito».
Ed ecco l’affondo sul Family Day: «La manifestazione metteva al primo posto la famiglia e la crescita della società. Peccato per chi ha voluto strumentalizzare». Il riferimento è duplice: «A Berlusconi vorrei dire che ancora una volta ha perso l’occasione per stare zitto: non tocca a lui giudicare quale sia il posto dei cattolici. Fabio Mussi da piazza Navona ha dichiarato che difendere la famiglia va contro la salvaguardia dei diritti individuali e questa è una falsità: in Italia la famiglia oggi ha estremamente bisogno di interventi a favore e questo non va assolutamente a ledere il singolo».
Il monsignore (che prima di Como era stato vescovo di Livorno e prima ancora stretto collaboratore del cardinale Martini a Milano e assistente nazionale degli scout e dell’Azione cattolica) voleva essere bipartisan, un colpo di qua e uno di là; ma a fare più scalpore è stata la bordata contro Berlusconi, il quale sabato in piazza San Giovanni aveva detto che «i cattolici di sinistra si trovano in una contraddizione intollerabile». Di fatto le parole del prelato sono piombate nel pieno della campagna elettorale, mettendo in imbarazzo il centrodestra.
Il sindaco Bruni, in cerca della rielezione, preferisce non commentare. Nicchia anche il segretario provinciale della Lega Nord, Edgardo Arosio: «Credo alla separazione tra stato laico e Chiesa, certo che mi sembra un bel salto dal giudizio politico al quale ci aveva abituato monsignor Maggiolini». L’onorevole Luigi Fabbri, commissario di Forza Italia sul Lario, è convinto che quella censura sia «sfuggita» al vescovo: «Mi spiace per quella uscita perché una frase del genere pronunciata da un prelato ha una grande risonanza. Berlusconi non ha detto niente di strano: tutti i partiti del centrodestra fanno propri i valori della Chiesa cattolica ma non si può dire lo stesso del centrosinistra. Io non sono un praticante, sono un laico rispettoso dei valori nei quali sono stato educato e ai quali mi sono ispirato per educare i miei figli».
«Berlusconi è un politico spontaneo - aggiunge il vicecommissario Gianluca Rinaldin, consigliere regionale azzurro - non vorrei che il vescovo avesse equivocato le parole del nostro presidente che ha fatto una valutazione oggettiva: nel centrosinistra i moderati sono succubi della sinistra estrema lontanissima dal cristianesimo». L’altro vicecommissario, Patrizio Tambini, ritiene che «monsignor Coletti avrebbe fatto meglio a valutare nel merito il problema. Doveva parlare dei Dico e della famiglia. Invece ha voluto essere equidistante a tutti i costi, e sono le battute di quel tipo che più si prestano a essere strumentalizzate».