Ancora attacchi al Libano 40 vittime e Nasrallah minaccia stragi in Israele

Imposto l’esodo degli abitanti del sud del Paese dei cedri, sicuro segnale di pesanti azioni contro Hezbollah

Roberto Fabbri

La pesante risposta israeliana al sangue sparso a Haifa non si è fatta attendere. Attacchi aerei hanno nuovamente colpito l’aeroporto e i quartieri sciiti di Beirut, l’autostrada per Damasco e diverse città della valle della Bekaa e del Libano meridionale, tra cui Tiro e Sidone, provocando 40 morti. Non sono mancati episodi tragici, come lo sterminio di una famiglia libanese di undici persone nel villaggio di Aitarun: otto vittime avevano passaporto canadese. Nel sud del Libano sono state colpite una decina di rampe usate dai guerriglieri islamici per il lancio di razzi verso Israele, ma è chiaro che questo non basta. I generali di Olmert intendono portare a compimento il piano di eradicazione di Hezbollah dal sud del Libano, e la loro è anche una guerra contro il tempo: la diplomazia internazionale è al lavoro per un cessate il fuoco, ma Israele vuole colpire il più duramente possibile nei pochi giorni che presumibilmente avrà a disposizione.
Per questo già ieri mattina l’esercito ha avvertito gli abitanti della fascia libanese a nord del confine israeliano di andarsene al più presto, dando il via a un frettoloso esodo di migliaia di persone: sicura premessa di azioni molto decise contro miliziani abituati a lanciare i loro razzi facendosi scudo della popolazione civile. «Li colpiremo ovunque», ha detto il ministro della Difesa israeliano Peretz. Non si tratterà solo di bombardamenti: fonti israeliane e arabe concordano nel segnalare che commandos con la stella di Davide sono già in azione in territorio libanese. Obiettivo è la “ripulitura” dalle postazioni di Hezbollah di una fascia profonda una quarantina di chilometri, per restituire sicurezza ai civili israeliani. Ma nel mirino ci sono anche i dirigenti di Hezbollah: in testa alla lista, ovviamente, c’è il grande capo, lo sceicco Nasrallah, del quale da giorni i vertici politici israeliani prevedono sinistramente la morte precoce, paragonandolo a Osama bin Laden e al presidente iraniano Ahmadinejad.
Nasrallah si è però ormai votato alla causa della guerra frontale contro i «sionisti» e li sfida apertamente. Poche ore dopo un catastrofico bombardamento su Beirut che ha distrutto la sede della televisione di Hezbollah «Al-Manar», lo sceicco è riuscito a comparire in video per la prima volta dall’inizio del conflitto. Stanco in volto ma acceso di una volontà bellicosa, ha riversato sugli israeliani una quantità di minacce, ostentando grande sicurezza nei propri mezzi. «Siamo solo agli inizi della battaglia, ancora nel pieno delle nostre forze. Dopo Haifa stupiremo ancora, siamo in grado di colpire le grandi città israeliane, il nemico non conosce le nostre potenzialità: abbiamo molte armi e finora ne abbiamo usata una minima parte». Poi Nasrallah è passato alla propaganda, riecheggiando i toni di Bin Laden e quelli che furono di Saddam Hussein: «Hezbollah non sta combattendo una battaglia per se stesso o per il Libano. Combattiamo per tutta la nazione islamica. Ma dov’è la nazione islamica in questa battaglia? Noi stiamo dando l’esempio per sconfiggere il nemico sionista, un nemico che uccide civili arabi mentre noi colpiamo solo obiettivi militari. E continueremo a farlo».
Lo sceicco sciita ha anche negato che l’Iran stia aiutando la guerriglia contro Israele, come sostenuto a Gerusalemme; questo mentre la «guida suprema» di Teheran, ayatollah Khamenei, si arrampica sui vetri affermando di fornire «appoggio morale ma non militare a Hezbollah, che non disarmerà a dispetto delle pretese israeliane e americane».
Sul fronte diplomatico, sono sbarcati ieri a Beirut il rappresentante della politica estera dell’Ue Javier Solana e l’inviato dell’Onu Terje Roed-Larsen. Entrambi hanno incontrato il premier libanese Fouad Siniora, che chiede l’aiuto internazionale per ristabilire il controllo del suo debole esercito nella fascia meridionale ora in mano a Hezbollah.
Intanto Israele ha rilasciato senza spiegazioni un ministro del governo palestinese di Hamas, Samir Abu Eisheh, quasi rispondendo alle esortazioni provenienti da San Pietroburgo. Ma i suoi carri armati continuano a uccidere nel nord della Striscia di Gaza, da dove anche ieri sono partiti razzi Kassam contro le città israeliane di confine.