«Ancora due anni poi la boxe è finita»

da Milano

Cinque giorni alla soglia dei 37 anni, una notte ancora prima che si riaccendano le luci del ring. Michele Piccirillo sta sul quadrato da una vita e non ha ancora perso la voglia. Oggi tiene intorno alla vita la cintura di campione d’Europa dei medi junior e nella testa l’ultimo sogno: un mondiale prima di smettere. Domani, sul ring del Palalido di Milano, difenderà la cintura contro l’inglese Michael «The destiny» Jones, un tipo lungo e allampanato, quasi fosse un peso medio o anche di più.
Piccirillo non è un po’ lungo questo inglese?
«Mai incontrato uno così alto: fra me e lui ci sono otto centimetri. Sperimenterò. Sarà un problema se lo farò boxare come piace a lui. È un tecnico, vincerà chi entrerà prima nel match».
Quasi 37 anni, non si sente l’ultimo dei mohicani?
«Credo di esserlo, la nostra boxe ha ancora poca vita. Spero di sbagliarmi. Ma dietro me e pochi altri non c’è più niente e nessuno. In due anni potrebbe esaurirsi tutto».
Manca la materia prima: i pugili...
«Vero, in Italia i sacrifici non piacciono più a nessuno. E la boxe è sacrificio. Manca pure l’incentivo economico. Tanti pugili rimangono fra i dilettanti, nelle squadre militari: almeno hanno uno stipendio garantito».
Invece lei non molla ancora...
«Vado in palestra da quando avevo quattro anni. C’ero andato per dimagrire. E continuo in tal senso».
Problemi con il peso?
«Qualcuno, tanto che mi allenerò anche oggi. Sennò avrei riposato un po’».
Un sogno nel cassetto?
«Combattere ancora per un mondiale. Non mi interessa la sigla. Non è la sigla che fa il campione».
Un nome?
«De La Hoya, il peso medio junior che preferisco. Con lui vince anche il conto in banca».