Ancora fiamme nell’oasi Vip: a Malindi brucia villa Briatore

Milano Malindi, ormai una sorta di Costa Smeralda invernale che ospita personaggi come Zucchero, Claudio Briatore (che qui è una sorta di«padrone di casa», dal 1990 trascorre le ferie in Kenya, dove ha importanti interessi), con lui la moglie Elisabetta Gregoraci, poi personaggi come Giovanna Melandri e Chicco Testa, e moltissimi politici, giornalisti televisivi, star e starlette. Si calcola che quest’anno siano almeno diecimila gli italiani approdati per le lunghe vacanze di fine anno.
E puntualmente, come in una strana maledizione, sono divampati gli incendi. L’anti vigilia di Natale l’ennesimo rogo è scoppiato nel quartiere più esclusivo della piccola oasi turistica keniota, tra Casuarina e Maiungo. Bilancio: quattro lussuose ville, tra cui proprio quella Briatore, gestita dal suo manager Pierino Liana, distrutte. Bruciate anche la Tembo Hause e la Saba House.
Le fiamme si sono sviluppate anche nell’hotel Marafiki (per fortuna chiuso per ristrutturazione), ma qui l’incendio potrebbe essere stato causato da un «banale» corto circuito. Una parte dell’albergo è andata distrutta. Il rogo si è poi propagato – grazie al vento che soffiava forte - attraverso i tetti in makuti, quelli tipici della costa orientale africana, costruiti con foglie e rami secchi.
In pochi minuti due ville bellissime, tutte di proprietà di italiani, una appartenente a Pierino Liana, sono andate distrutte e altre due gravemente, e forse irreparabilmente, danneggiate. Philp Chai, segretario dell’associazione degli albergatori di Malindi, citato dal quotidiano keniota Nation ha accusato le autorità di non aver fatto «come al solito» nulla per impedire il disastro: «Hanno mandato sul posto una vecchia Land Rover scassata – ha detto –. È stata subito assalita dal fuoco e non ha potuto fare molto».
Insomma di nuovo polemiche e sospetti. Malindi negli ultimi quindici anni si è infatti trasformata in una sorta di colonia italica, dove business edilizi e turismo (purtroppo anche sessuale) si intrecciano con il potere locale.
Lo scorso 21 giugno, per esempio, un’altra serie di incendi dal sapore dell’attentato. A bruciare case e hotel sviluppati da imprenditori del Nord Italia, in particolare bresciani e bergamaschi, tra i quali l’agente di viaggi e immobiliarista Gianfranco Vitali.
In quell’occasione andarono in fumo 150 abitazioni tra ville e cottage. Un po’ troppo per pensare al caso.
In gennaio, altro inquietante precedente, erano andati distrutti dalle fiamme tre villaggi turistici e 20 ville a Mayungu, vicino a Malindi. Anche allora la solita, disarmante, spiegazione fu questa: corto circuito.
Un incendio però provvidenziale per i soliti ignoti: i turisti si ritrovarono stanze e bagagli scampati al rogo svuotati di ogni oggetto di valore.
Insomma sembra eccessivo parlare di semplice sfortuna in quest’oasi di sole bagnata dall’Oceano indiano.
Già nel 2004 a Watamu, il sobborgo bene di Malindi, il fuoco divoro 28 ville tra cui quella del cantante Roberto Vecchioni. E a completare l’opera, anche in quell’occasione ci si misero saccheggiatori e abitanti del paese.