Ancora guai per i futuristi Nuovo affondo di Campi: Fini? Un politico vecchio

Dopo aver annunciato di non partecipare al congresso fondativo l'ideologo di Fini rincara la dose: "Un confronto troppo personale con Berlusconi". Il Secolo d'Italia stigmatizza ma poi consiglia il leader: "Ascolti gli intellettuali"

L’ammutinamento di Alessandro Campi non va proprio giù a Fli, è una ferita che brucia sulla pelle del giovane partito. L’ideologo ha sbattuto la porta in faccia a Fini e ha messo il dito nelle piaghe antiberlusconiane dei falchi fillini. E oggi rincara la dose sparando dalla colonne del Mattino di Napoli. L’accusa è diretta e circoscritta: Fini è un politico vecchio. Un altro dito in un’altra piaga. E’ un po’ come se il precettore bocciasse l’alunno. La stroncatura è netta: “L’eccesso di tatticismo, la personalizzazione del suo scontro con Silvio Berlusconi e la sua apparente rinuncia al progetto, sul quale s’era impegnato negli ultimi tre anni, teso a costruire un centrodestra alternativo a quello leghista-berlusconiano”. Il “Campi deluso” vede molta tattica e poca politica, tutti i buoni propositi di Fini si sono dissolti nell’abbraccio mortale con il Terzo polo: “C’è stato una sorta di ritorno alle origini” per cui “le sue scelte sono parse dettate da un sovrappiù di politicismo vecchia maniera”. E poi una bordata al Fini uomo politico e alle sue ambizioni personali, un colpo sotto la cintola sferrato da un consigliere che conosce il leader di Fli da vicino: “Ha pesato la piega presa dal suo confronto con Berlusconi una contesa che da politica e culturale ha assunto una valenza personalistica”.

Insomma tra una casa a Montecarlo e il desiderio di fare le scarpe al Cavaliere, Gianfranco ha perso la bussola. Ma il fedelissimo Granata taglia corto: "Sono solo polemiche pretestuose". Il Secolo d’Italia, invece, tenta di licenziare il caso Campi come una questione caratteriale: non sarà al congresso di Milano? “E’ una personalità schiva e introversa che non ama stare sotto i riflettori”. Veramente noi lo vediamo sempre a suo agio in tutti i salotti televisivi… Ma al Secolo, evidentemente, la pensano in modo diverso… Poi, tra una riga e l’altra, inizia a serpeggiare il dubbio che forse le cose stiano prendendo la solita piega e il messaggio al leader è chiaro: ascoltare le critiche. Il copione è sempre lo stesso: il “vizietto della destra antica”, quella che cacciava gli intellettuali occhialuti a calci nel sedere. Le intelligenze vanno bene purchè non siano critiche, c'è spazio per gli uomini di cultura solo se sono muti e zitti, da mettere in bella mostra in libreria. Altrimenti c’è il confino intellettuale. Ma Campi non ci sta.