Ancora inquinamento a Cornigliano: il giudice ordina una perizia sui fumi

Piero Pizzillo

Finalmente, dopo mesi di gestazione (se ne parla da giugno) ha cominciato a prender forma la cosiddetta perizia sui fumi di Cornigliano, o, per meglio dire, sull’inquinamento ambientale, per cui è finito sotto processo lo staff di vertice dell’Ilva, composto da Mario Riva, dai tre figli e da dieci dirigenti, accusati di non avere adottato le cautele necessarie ad abbattere le emissioni (sono difesi dagli avvocati Enrico Scopesi, Paolo Sommella, Francesco Mucciarelli e Raffaelli).
A questo punto occorre tornare all’udienza del 21 giugno quando il giudice Luisa Carta, su richiesta dei pm Cardona e Miniati, decise di fare eseguire una perizia sull’eventuale presenza di fumi, gas e polveri.
Inizialmente la consulenza doveva riguardare la cokeria, chiusa nel 2002. Nel corso del dibattito sulle emissioni nocive dell’altoforno denunciate da abitanti e Comitati, è stata contestata agli imputati una nuova accusa di inquinamento ambientale. I cittagini hanno raccontato in aula che, nonostante la chiusura della cokeria, l’aria è ammorbata e la gente continua a sentirsi male. Si giunge così a fine luglio , quando l’altoforno viene chiuso e, in seguito all’accordo di programma tra Regione e Riva, prosegue l’attività del laminatoio a freddo.
Il discorso sulla perizia è andato avanti. Ieri i professori universitari Giorgio Gigli di Torino e Paolo Prati di Genova hanno ricevuto una serie di quesiti. Ad esempio, dovranno dire: «se l’attività dello stabilimento Ilva dalla chiusura della cokeria ad oggi sia fonte di emissioni di gas , vapori, fumi e polveri atti a offendere e a molestare le persone», oppure «se le sostanze provenienti dallo stabilimento, in quali misure influenzino la salute pubblica, con riguardo all’eventuale insorgenza o aggravamenti di malattia».
Cristina Pozzi, presidente dell’Associazione di Cornigliano assistita dagli avvocati Savi e Damonte, ha dichiarato: «Siamo soddisfatti perchè la richiesta di oblazione di Riva è stata respinta e che quindi il processo continui. Adesso chiediamo che siano riconosciute tutte le responsabilità, sia riguardo ai danni ambientali sia, ala salute dei residenti, affinchè fatti del genere non abbiano a ripetersi in futuro» (cioè con «il freddo»).