Ancora un’irruzione in casa Santanchè: c’è la pista «islamica»

Chi sono gli sconosciuti che vogliono conoscere a tutti i costi i segreti di Daniela Santanchè, e in particolare i nomi delle donne arabe che collaborano da tempo con l’ex parlamentare nella battaglia contro le imposizioni del radicalismo islamico? È la domanda che si impone dopo che l’abitazione milanese della leader del «Movimento per l’Italia» ha ricevuto la visita di ignoti che hanno forzato cassetti e computer. Sarebbero già tre o quattro le irruzioni misteriose avvenute a casa Santanchè. «Non riusciranno a intimidirmi anche se per l’ennesima volta mi hanno semidistrutto la casa nonostante un sofisticato sistema di vigilanza e d’allarme», ha commentato la diretta interessata annunciando di confidare «nel lavoro degli investigatori».
In realtà gli accertamenti compiuti in occasione degli episodi precedenti non erano riusciti a individuare alcuna traccia. Questo aveva lasciato aperto - almeno ufficialmente - il dubbio se si trattasse di episodi di criminalità comune o se si trattasse di intimidazioni a carattere politico. Ieri il dubbio si ripropone. L’allarme è scattato attorno alle 20 di San Silvestro, ma quando è stato effettuato l’intervento delle volanti dei responsabili non c’era più traccia. Il primo esame dell’appartamento, inevitabilmente sommario vista l’assenza per ferie della padrona di casa, ha permesso di accertare che erano scomparsi sia alcuni gioielli sia un computer.
Alla battagliera imprenditrice è stata assegnata una scorta dopo le minacce seguite all’attacco frontale lanciatole alla fine del 2006 dall’imam della moschea di Segrate Alì Abu Shwaima. Nei giorni scorsi la Santanchè era tornata a esporsi su questo fronte chiedendo al sindaco Letizia Moratti e al cardinale Tettamanzi di subordinare gli aiuti alle moschee alla costituzione di un «albo degli imam» e alla chiarezza sui canali di finanziamento dei centri religiosi islamici.