Ancora più sicurezza quando si trasporta il bebè

Franco Grassi

La leadership di Renault nella sicurezza automobilistica è «certificata» da ben otto modelli attualmente sul mercato che hanno ottenuto il massimo riconoscimento, le «5 stelle», dal consorzio autonomo (non ne fanno parte costruttori automobilistici o di componentistica) EuroNcap, dopo i severi crash-test ai quali questo ente sottopone tutti i modelli di nuova produzione. Fra le tante ricerche portate avanti da Renault in questa decisiva area, due sono focalizzate su temi a volte non abbastanza considerati, quello delle persone che viaggiano sul divano posteriore e quello delle forze che si sviluppano in una collisione tra autoveicoli di diversa massa. In Francia le statistiche ci dicono che il 10% dei morti in incidenti stradali viaggia sui sedili posteriori, percentuale significativa se pensiamo che questi posti non sono sempre occupati. Causa principale è il mancato allacciamento delle cinture da parte di passeggeri che, ingenuamente, si sentono più sicuri rispetto a chi viaggia davanti che, a sua volta, dimentica quale danno possa subire, in caso di urti frontali, dalla massa di un corpo catapultato in avanti contro lo schienale dei sedili anteriori.
Ma si può fare di più, come dimostra Renault, che su Modus e Clio III ha già adottato cinture di sicurezza posteriori che prevengono l’effetto «submarining», lo scivolamento dell’occupante sotto la cintura. Studi specifici sono costantemente condotti per la sicurezza dei bambini, prevalentemente alloggiati sul divano posteriore, sia realizzando seggiolini adeguati alle diverse età, sia migliorando il sistema di trattenuta Isofix al quale ancorarli. Più complesso è il problema dell’enorme differenza di massa tra i veicoli in circolazione, fattore devastante quando si verifica un incidente. Basta infatti considerare che tra una Clio III e una Scénic ci sono ben 220 kg di divario. La strada da percorrere, e seguita tenacemente da Renault, è quella di sviluppare una sempre maggiore protezione per il «più piccolo» con l’utilizzo di acciai e altri materiali ad alta capacità di assorbimento degli urti e la progettazione di zone a deformazione programmata sempre più efficaci.