Ancora polemiche sulla vendita Sea La Regione non parteciperà all’asta

Ancora polemiche sulla privatizzazione della Sea. L’operazione voluta dalla giunta arriverà in consiglio lunedì prossimo e nel frattempo saltano fuori dubbi e contestazioni, sia in commissione Bilancio che nel più ampio scenario del dibattito politico. E Roberto Formigoni conferma: «La Lombardia non parteciperà all’asta».
L’opposizione contesta il prezzo base dell’asta per il 34 per cento della Sea, fissato a 600 milioni e ritenuto troppo basso a paragone del guadagno ottenuto con la privatizzazione della Save, la società aeroportuale di Venezia. «Se si utilizzassero i valori che il mercato ha attribuito a Save, si arriverebbe alla cifra di 778 milioni di euro» va all’attacco Basilio Rizzo di Miracolo a Milano. E il segretario metropolitano dei Ds, Franco Mirabelli, critica anche il metodo della cessione in blocco: «Serve solo per far cassa e sulla lunga durata mette a rischio il controllo della Sea da parte del Comune».
Ma l’assessore al Bilancio, Mario Talamona, e i consulenti di Paribas difendono la gara e replicano che il paragone tra le due dismissioni è impossibile. «Non è un approccio valutativo corretto - spiegano gli esperti di Paribas -. In Save nessun singolo azionista ha una quota superiore al 40 per cento e questo crea un appeal speculativo diverso». Il Comune, infatti, al contrario di quel che è accaduto con la dismissione Save a Venezia, non cederà il controllo della Sea, anzi manterrà il suo 51 per cento e ciò rende inevitabilmente meno «preziose» le azioni messe sul mercato.
In più, aggiunge Talamona, «l’importo di 600 milioni, indicato nella relazione dell'advisor come “importo che valorizza appieno la quota posta in vendita dal Comune”, è un valore minimo, base per la gara che verrà organizzata. Il prezzo finale dipenderà dal livello di interesse manifestato e sarà frutto delle offerte». Insomma, il prezzo di vendita sarà determinato dal mercato e potrà essere molto più elevato di 600 milioni.
Formigoni, intanto, spiega le ragioni del disinteresse della Regione alla dismissione: «Un’istituzione come la Lombardia non può partecipare a un'asta al rialzo che è uno strumento tipico dei privati». Qualche mese il fa il governatore si era detto disponibile a comprare la quota, ma nel frattempo Palazzo Marino ha escluso la possibilità di un diritto di prelazione. Spiega Talamona: «Sarebbe stato un vulnus alla concorrenza tale da ostacolare la massimizzazione del profitto». In sostanza, concedere privilegi agli enti pubblici avrebbe potuto esporre la vendita Sea a contestazioni, con conseguenti ricadute sul prezzo. E così si è deciso per un’asta competitiva aperta a tutti.