Ancora una rapina in villa: picchiano il capofamiglia e fuggono con 20mila euro

Mezz’ora di terrore, botte e minacce di morte. «Un incubo che non sembrava finire mai, sino a quando non hanno preso i soldi e se ne sono andati» ha ricordato Gigliola C., moglie dell’imprenditore cinquantenne sequestrato l’altra sera insieme al figlio diciottenne nella loro villa di Rescaldina da una banda di malviventi che parlavano con accento dell’Est. Un incubo iniziato poco dopo le 23, quando i quattro stranieri forzano la porta della villa annessa al deposito di materiali ferrosi, alla periferia del paese vicino Legnano. Una volta all’interno si dirigono verso le camere da letto al piano superiore, dove si trovano marito, moglie e figlio. L’imprenditore che a seguito di un infortunio si regge a una stampella, avverte i rumori e va a controllare. Ma sulla scala s’imbatte subito in uno dei delinquenti; per istinto reagisce, pensando di trovarsi di fronte un ladro solitario, senza immaginare la presenza dei complici. Lo colpisce più volte con la stampella, fin quasi a spezzarla, ma viene sopraffatto dall’intervento degli altri tre corsi in aiuto del complice. I banditi, due armati di pistole e gli altri con grossi cacciavite, si accaniscono contro il capofamiglia tempestandolo di botte. Poi fanno altrettanto con la consorte e il figlio che nel frattempo, udito il trambusto, erano corsi a vedere cosa stesse accadendo. Cercavano la cassaforte che non c’era, e non si davano pace per il fatto di non aver razziato alcun bottino. Così per farli desistere Gigliola C. decide di accompagnarli nell’ufficio della ditta, dove sono custoditi 20mila euro in contanti. Che finalmente appagano la fame di soldi dei malviventi, fuggiti dopo aver legato l’intera famiglia.