Ancora ritardi e disagi specie per gli stranieri

Marco Morello

Lunedì la protesta massiccia dei tassisti contro la liberalizzazione delle licenze aveva colto tutti di sorpresa. A Fiumicino sono stati migliaia i passeggeri che, già dalle prime ore della mattina, hanno faticato a lungo e si sono dovuti arrendere a estenuanti attese prima di riuscire a salire su un mezzo alternativo e raggiungere la Capitale. Ieri, invece, la situazione nel principale scalo romano era leggermente migliorata. Sarà stato il bombardamento mediatico, il grande caldo, o forse più semplicemente la paura di far tardi, ma alla fine l’arte d’arrangiarsi tipicamente nostrana ha prevalso. La maggior parte degli italiani atterrati al Leonardo da Vinci sapeva bene a che cosa andava incontro e si era organizzata per tempo. Peccato però che lo stesso non si possa dire per gli stranieri: quasi tutti erano ignari della mobilitazione. E non li hanno aiutati di certo i cartelli attaccati dai tassisti con il nastro adesivo sulle vetture per sintetizzare le loro ragioni o quelli esposti negli stalli desolatamente vuoti. Ciò che serviva alle comitive di statunitensi, spagnoli e giapponesi erano indicazioni. Durante la giornata si sono quindi formati piccoli capannelli che hanno solidarizzato per venire a capo del problema: coprire quelle ultime decine di chilometri che li separavano dalla meta prescelta per le loro vacanze estive. Fiumicino è stato finora uno dei cuori pulsanti della rivolta contro il decreto-Bersani. Proprio all’uscita dei terminal dell’aeroporto romano lunedì mattina i sindacati di categoria avevano improvvisato delle assemblee, dei «comitati spontanei» per discutere della legge presentata dal governo. E proprio sull’autostrada che conduce al Leonardo da Vinci sempre lunedì duecento auto bianche avevano paralizzato il traffico procedendo a velocità bassissime, scatenando scintille negli automobilisti già esasperati. Ieri nel complesso non si sono registrate grosse file all’esterno delle aerostazioni. Nella zona degli arrivi si è radunato qualche gruppo sparuto di tassisti a distribuire volantini ai presenti e a discutere con i colleghi sul da farsi in vista dell’11 luglio. Si sono mossi solo in casi d’emergenza o per trasportare alcuni disabili. Da Roma con il passare delle ore è arrivata qualche vettura, che si è unita ai picchetti o è ripartita subito senza nessuno a bordo. Unica presenza fissa nella zona arrivi è stata quella di alcune pattuglie della Polizia, schierate per evitare incidenti. Per raggiungere la città i passeggeri hanno utilizzato auto private o prese a noleggio, pullman e treni diretti a Termini o fino alla stazione Tiburtina. Poi l’assalto alla metropolitana e agli autobus per arrivare in centro. Di taxi neanche a parlarne.