Ancora tensione nella Lega Scoppia pure il caso VenetoE Bossi commissaria Belsito

Zaia allarmato per il diktat del capo al Pdl: io non rompo. Ma Tosi: a Verona corro da solo e prendo anche i loro voti

Il giorno dopo la manifestazione di Milano, la pace che Umberto Bossi cercava di decretare dal palco è ancora più lontana. Del resto, i fischi in piazza del Duomo al Senatùr e al «suo» cerchio magico e la mancata stretta di mano, pure pubblicamente auspicata dal capo, fra Roberto Maroni e gli avversari interni Marco Reguzzoni e Rosi Mauro, non hanno certo rasserenato il clima. Ieri sul web è rimbalzata da Facebook a Twitter una lettera che, invocando la tregua, dichiarava nuova guerra. Datata 18 gennaio, guarda un po’ è spuntata solo dopo la kermesse meneghina, con logo del Carroccio e indicazione di inoltrare la missiva al Senatùr.

È un’invettiva contro i «Barbari sognanti» di Maroni: «Caro Umberto, non permettere che divisioni e gelosie facciano fallire il nostro sogno di libertà regalando a Roma la vittoria. I militanti, i dirigenti, i colonnelli, nessuno è in grado di unire i padani. Solo tu hai l’autorità per farlo. Noi ti seguiremo».
Veleni, dopo che il consiglio federale convocato subito dopo la manifestazione di Milano ha decretato un altro punto a favore dei maroniani, con il commissariamento di Francesco Belsito, il segretario amministrativo sotto accusa per il pasticciaccio brutto dei fondi in Tanzania.

Da Statuto del partito, il tesoriere dovrebbe agire di concerto con un Comitato degli amministratori, composto tra gli altri da Piergiorgio Stiffoni e da Roberto Castelli. Un organismo finora solo sulla carta. Significativo il siparietto durante la riunione in via Bellerio, con Belsito a dire che Castelli era stato informato degli investimenti, e l’ex ministro stizzito: «Non dire caz... io non sapevo nulla». Di fatto, da qui in poi il Comitato è riattivato, con l’obbligo, per Belsito, di rendere conto.

Ad aggiungere benzina al fuoco, ci ha pensato poi il sindaco di Verona Flavio Tosi, maroniano doc. Che ha sparato a zero su chi «malconsiglia Bossi» per «primeggiare» pur «non avendo mai ottenuto consenso elettorale». E poi ha tirato la volata a Bobo: «Vedremo se al congresso federale ci sarà solo Bossi da eleggere segretario per acclamazione o qualcosa di diverso». E il giorno dopo, a tenere banco è proprio il nodo Veneto. Il diktat di Bossi a Berlusconi, «fai cadere Monti o facciamo cadere Formigoni», ha creato allarme non solo in Lombardia, ma anche fra Piemonte e Veneto.

Se Roberto Cota è già alle prese con rapporti difficili col Pdl, Luca Zaia è preoccupato per il motivo opposto: «Bisogna stare attenti, in Veneto l’alleanza col Pdl funziona bene».
Il fatto è che il Veneto sarà pure tanto verde padano, ma è pure molto bianco, colore dei moderati che qui convergono sul Pdl. Così, in molti hanno cercato di minimizzare l’uscita del capo, escludendo effetti a catena e ricordando come spesso Bossi lanci provocazioni quando parla alla sua gente. Un problema immediato però si pone, al di là della tenuta delle giunte attuali.

Ed è quello delle amministrative di primavera, che in Veneto significa Verona. Spiega Tosi: «Sarebbe difficile ripresentarsi alle urne col Pdl, visto che loro sostengono Monti e noi lo osteggiamo anche in piazza». Di più, Tosi ribadisce che farà una sua lista, alla faccia di chi, come il segretario della Lega veneta Giampaolo Gobbo, ha minacciato di espulsione chi fa liste autonome. «La lista c’era nel 2007 e ci sarà nel 2012 - avverte Tosi - Perché prende i consensi di chi non voterebbe Lega ma voterebbe me.

Ed è tanto più utile questa volta, perché potrà intercettare l’elettorato del Pdl». Con ultimatum: «O così, o non sarò io il candidato».

La partita è complicata, perché al nodo alleanze si mischiano le divisioni interne, quelle leghiste fra cerchisti come Gobbo e maroniani come Tosi, e quelle del Pdl. «Gli ex An del Pdl da mesi ostacolano la giunta, ma con gli ex Fi tutto funziona, spiega un dirigente scaligero che porta a esempio la partita degli 80 milioni di euro per la filovia: rimasti fermi al Cipe per un anno, quando sottosegretario all’Economia era Alberto Giorgetti, segretario veneto del Pdl ed ex An, sono stati sbloccati dopo una sola settimana dall’insediamento di Monti con una telefonata di Tosi al ministro Corrado Passera. Benvenuti al Nord Est.