«Andai via piangendo, torno a casa sorridendo»

«Abramovich e Mourinho hanno capito che volevo stare con la mia famiglia. Grazie»

Claudio De Carli

Aveva detto di aver abbandonato la Pinetina con le lacrime agli occhi perché si era accorto di lasciare una grande famiglia e l’addio gli faceva male. Adesso Valdanito è tornato, non è stato un addio.
Solo una stagione, peraltro con un infortunio di mezzo, 9 reti in 12 partite di Champions, record interista di tutti i tempi, una all’Arena di Amsterdam di testa il 12 novembre 2002 che sembra l’abbia segnata ieri: sullo slancio entrarono in porta anche gli altri dieci interisti e tutto l’Ajax, compresa la panchina: «Poi sono andato via - ha spiegato ieri in via Durini fra Oriali e Branca -. Sono cose che succedono, ma mi sono sempre sentito italiano, non avevo ancora messo piede a Londra e avevo già voglia di tornare».
Per tornare è tornato: «Non dirò mai che al Milan è stato un inferno, non lo dirò mai perché non sarebbe vero, è stata invece una esperienza molto importante. E voglio ringraziare anche Abramovich e Mourinho che hanno capito che avevo voglia di tornare a Milano». Si potrebbe anche azzardare che l’aria di Londra non era più delle migliori dopo i carissimi arrivi di Andriy Shevchenko e Salomon Kalou accompagnati da una presenza ciclopica come quella di Didier Drogba. Allora Crespo ha tirato fuori una vecchia clausola di tre anni prima che spiegava come per lui sarebbe stato possibile lasciare Stamford Bridge e tutto il Chelsea in prestito gratuito. «Perché l’Inter e non il Milan? Perché l’Inter è stata la società che mi ha dato subito l’idea di voler chiudere e volerlo fare anche presto. Ma non chiedetemi chi mi ha cercato per primo e come sia andata tutta la trattativa. Mi sono rifiutato di starci dietro, ho chiuso gli occhi e incrociato le dita fin quando mi hanno detto che sarei tornato in nerazzurro - ha spiegato pregando di non insistere sull’argomento -. Non mi farete mai dire che preferisco questo a quell’altro, anche se ora per me sarebbe semplice farlo».
Sempre nella terra di mezzo Hernan Crespo, al River Ramon Diaz gli preferiva Gabriel Amato e Walter Silvani, due che non hanno precisamente fracassato il mondo, lui aveva 21 anni e in nazionale c’era Batistuta: c’è gente che viene su con i tic e le manie se non ci crede veramente. Ma Hernan ha sempre vissuto con Dio al fianco, grazie alla sua fede ha superato momenti bui e un giorno, senza volerlo, gli è scappato di confessarlo: «C’è gente che mette in discussione Dio. Se il Signore non piace a tutti, figuratevi un centravanti». Gli avevano detto che non valeva un dito di Ronaldo.
Comunque Sergio Cragnotti sei anni fa per portarlo alla Lazio tirò fuori 110 miliardi di lire, anche se non tutti cash: Sergio Conceiçao più Mathias Almeyda e conguaglio di 35 miliardi al Parma dei Tanzi. Operazione mai chiarissima. Adesso gli chiedono se sia vera la voce che pur di tornare in Italia e all’Inter si sia offerto per una riduzione del suo ingaggio: «Non credo siano particolari interessanti - ha risposto -, credo che sia più importante per me essere tornato. Ero al Chelsea, mi cercavano Milan e Inter, credo che sia il massimo. Sono orgoglioso che il mio nome sia stato associato a questi club, significa che ho lavorato bene, anche fuori dal campo. Ho sposato una ragazza italiana, ho due figlie milanesi, ho un passaporto italiano, sono nato con questo calcio, sono tornato a casa mia». Gli chiedono anche della concorrenza che trova lì davanti, un mucchio selvaggio di grandi firme che hanno giurato fedeltà assoluta a Moratti: «Io sono a disposizione di Mancini. Non sono qui per creare problemi».
Due anni di prestito gratuito, l’Inter non ha cacciato una sterlina, quindi il cartellino rimane del Chelsea, al termine di questa stagione Abramovich potrebbe fare nuovamente marcia indietro, ipotesi praticamente irreale. Così come l’arrivo di Hernan non sposta di una virgola il mercato delle punte nerazzurre, anche se ora qualcuno ha già messo in giro la voce che Cruz non vale un piede di Crespo. Fra Martins, Recoba e Cruz, uno è in partenza, forse anche due. Con un altro particolare che fa gioco: la Fiorentina ha cercato Crespo insistentemente.