Andava rinviato anche il processo

D opo la farsa del Gran premio senza macchine, la Formula 1 ha escogitato il processo con giudici, imputati, ma senza sentenze. O meglio: con le pene segrete, sospese, congelate, che da qui a settembre (ci sono in mezzo la bellezza di sette gare) aleggeranno come nuvolette di fantozziana memoria sulle imprese, le corse, i risultati dei sette team coinvolti. Perché, non si sa: verranno puniti con retrocessioni e punti tolti? Con pene pecuniarie o altro? Chissà...
«Sarebbe stato ingiusto emettere delle condanne», spiega però il presidente un po’ dittatore e un po’ confuso, Max Mosley, «senza prendere il giusto tempo per verificare» che i birbanti non mettano più le mani nella marmellata, che qualche gomma non scoppi ancora e via dicendo. Prima obiezione: se la scelta di non giudicare sull’onda dell’emotività il grottesco ammutinamento di Indy può anche rispondere a criteri di buon senso, che senso ha invece avuto allestire il grande processo? Bastava rimandare il consesso di consiglieri giudicanti ad altra data, magari non avanti di sette Gp. Seconda obiezione, o meglio, dubbio: vuoi vedere che le sparate di mister Paul Stoddard, il gran capo Minardi che nulla c’entra con i sette team gommati Michelin in quanto calza Bridgestone («potremmo anche boicottare il Gp di Francia», aveva detto), vuoi vedere che un poco hanno allarmato la Fia. Non a caso, il comunicato congiunto dei team sotto accusa (manca la Red Bull) si conclude con un rincuorante «ora guardiamo avanti al Gp di Magny Cours». Come dire: domenica si corre. Come sottintendere: domenica si sarebbe anche potuto non correre.

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