Andrea & C.

Si narra che, nei primi tempi dell’imperatore Valentiniano, qualcuno dei magistrati nominati dal predecessore Giuliano l’Apostata continuò di sua iniziativa e seguire la politica di quest’ultimo. Nel 364 a rimetterci fu un gruppo di cristiani di Arezzo. Il vescovo Gaudenzio e il suo diacono Columato vennero arrestati dal preside Marcelliano, il quale li fece gettare in carcere e torturare a più riprese. I due chierici recuperarono la libertà in modo miracoloso (ma il racconto non ci dice come) e cercarono rifugio in casa dell’Andrea che oggi si ricorda. Quest’ultimo ricopriva la carica di vicario del magistrato Quadraziano ed era cristiano. A suo tempo era stato battezzato da un predecessore del vescovo Gaudenzio, Gelasio. Insieme a lui aveva ricevuto il battesimo tutta la sua casa, cioè familiari e servi, in tutto 53 persone. Gaudenzio e il suo diacono ripresero la loro attività in quella casa tramutata per la circostanza in chiesa domestica. Ma, quantunque la cosa si svolgesse in modo semiclandestino, Marcelliano in capo a 15 giorni venne a sapere dove si erano rifugiati i due chierici. E una notte mandò le guardie a fare irruzione in casa di Andrea. Le guardie precedevano un gruppo di littori (i funzionari incaricati delle sentenze corporali: portavano il classico fascio di verghe e la scure). Gaudenzio e Columato vennero presi in consegna e portati fuori città, in un luogo vicino alle terme, tra il fiume Castro e l’anfiteatro. Qui furono decapitati. Andrea e gli altri 53 furono decapitati subito, in casa, e i loro corpi gettati in un pozzo.