Andrea Gibelli: "Bossi? Altro che vicesindaco! Sarà lui il candidato"

Il numero due del Pirellone lancia la candidatura del Senatùr: "Regione, Provincia e Comune non possono essere tutte del Pdl"

Non si vota. Onorevole Andrea Gibelli, una buona o una cattiva notizia?
«Settembre e ottobre saranno i mesi decisivi per i decreti conclusivi del federalismo».
Ma il governo ce la farà?
«Il federalismo sarà il vero banco di prova».
Perché banco di prova?
«Vedremo se i finiani saranno coerenti con il programma votato dagli elettori».
Anche per lei traditori?

«Il nuovo partito di Fini nasce contro il Nord».
Questa però è nuova, la deve spiegare.
«Già nel 2004 quando ci fu il dibattito sulla devolution, Fini rilanciò tirando fuori l’interesse nazionale».
È sempre colpa di Fini.
«Diciamo che sul federalismo fa delle belle frenate».
Si parla molto del prossimo vicesindaco. A Milano spetterà alla Lega?
«Leggo che non è scontato che il vicesindaco sia della Lega. Io dico che non è scontato che il sindaco sia del Pdl».
Vuol dire niente Moratti candidata?
«La questione è aperta».
E il sindaco per la Lega è ovviamente Umberto Bossi.
«Ha già detto che ha affidato la sua candidatura al consiglio federale della Lega».
Poi?
«Ne discuterà con Silvio Berlusconi. Del resto vi sembra il caso che Regione, Provincia e Comune siano tutti in mano al Pdl?».
È il partito che ha più voti.
«L’aria sta cambiando».
Anche lei è sicuro che la Lega sbancherà?
«Dico che la volontà popolare sta riconoscendo grandi successi alla Lega».
Bossi ha chiuso la porta, ma Formigoni apre all’Udc.
«Gli unici titolati ad aprire o a chiudere porte sono Bossi e Berlusconi».
Lei è vicepresidente della Regione anche senza l’Udc, ma aprirebbe a Casini alle prossime amministrative a Torino e Milano?
«Ogni appuntamento ha una sua storia e due elementi».
Partiamo dagli elementi.
«Un programma e un obiettivo politico. Oggi l’obiettivo politico è il federalismo e non mi sembra che l’Udc c’entri molto».
Il rischio è che a Roma l’Udc stia all’opposizione e a Milano in giunta.
«La politica dei due forni non mi è mai piaciuta».
Formigoni dice che se l’alleanza serve per provvedimenti utili come il quoziente familiare è bene farla.
«Sui singoli provvedimenti c’è libertà di voto. Riconosco che per il federalismo fiscale ha votato anche l’Idv. Altra cosa è stare in una squadra».
E perché Casini deve stare fuori squadra?
«Perché nel 2001 e nel 2006 l’Udc, quando era con noi,ha costruito qualche misera fortuna cercando di differenziarsi dalla maggioranza».
Non finì bene.
«Con la decisione di non allearsi nel 2008».
Dovesse prendere molti voti, la Lega vorrà molti assessorati. Quali?
«È chiaro che i temi che ci stanno a cuore sono la sicurezza e l’amministrazione del patrimonio pubblico. Le case Aler, per poter finalmente privilegiare i residenti milanesi. Impedire la colonizzazione della città e mostri come via Padova».
E l’allarme per i tagli della Finanziaria?
«Come avevo detto, qualche giusta economia per Regioni con i conti fuori controllo non poteva mettere in dubbio il federalismo. I due piani vanno tenuti separati».