Andrea Guerra: «Lo ammiro anche se gli sono antipatico»

A 45 anni il figlio del poeta Tonino è l’erede del Maestro E adesso punta all’Oscar con «The pursuit of happyness»

Michele Anselmi

da Roma

«Un premio sacrosanto, l'Oscar a Morricone. Dovevano darglielo da anni. Evidentemente all'Academy s'erano distratti». Ancora scombussolato dal jet lag, Andrea Guerra risponde al telefono dal residence di Santa Monica. È lì per il lancio di The pursuit of happyness, il film di Gabriele Muccino con Will Smith che esce proprio oggi. Sua la colonna sonora. Classe 1961, figlio di Tonino Guerra, nel giro di tre quattro anni Andrea è diventato il compositore di musica da film più gettonato d'Italia. Qualche titolo? Prendimi l'anima di Faenza, Tu la conosci Claudia? di Aldo, Giovanni e Giacomo, Le fate ignoranti e La finestra di fronte di Ozpetek. Un exploit che l'ha proiettato a Hollywood, candidato per i Golden Globes grazie alla canzone Million voices, da Hotel Rwanda. Alla Sony l'hanno subito notato, poche settimane dopo era sotto contratto. «Un sogno. Solo per le musiche mi hanno messo a disposizione un budget da quasi 3 milioni di dollari. L'intero costo di un medio film italiano».
Su Morricone fa una premessa. «Non so perché, ma ho la sensazione di stargli antipatico. Credo che Ennio non sia convinto del mio lavoro. Mi dispiace, io lo ammiro molto». Infatti confessa che il tema di Nuovo cinema Paradiso è uno dei tre che «più amo in assoluto, insieme a Schindler's List di John Williams e I girasoli di Henry Mancini. Tre capolavori». Guerra giudica «un'invenzione pura, per timbro e melodia», il leit-motiv di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, mentre lo lasciano più freddo le musiche create per Leone. In ogni caso: «Sono veramente felice per lui. Mai Oscar alla carriera fu più meritato. Intendiamoci, dovevano darglielo anche per Mission, tanto per fare un titolo finito in cinquina. Ma vincere è il risultato di tanti fattori. A Sanremo mica trionfa sempre il più bravo. Poi è difficile farcela se non sei dentro un film americano. Sa che le dico? Spesso è più bello il viaggio della meta».
Del resto, Morricone non ha nessuna voglia di andare in pensione nonostante la statuetta alla carriera. «Ci mancherebbe. Sta sempre lì con la matita in mano, compone più musica oggi che da giovane», scherza il giovane collega. «Trecento e passa colonne sonore: un opus impressionante. Morricone è un maestro. Lui sa che dal tema si intuisce lo sviluppo emotivo del film. Il che è un vantaggio che io, personalmente, preferisco non dare sempre allo spettatore. Naturalmente gli auguro d'essere in lizza l'anno prossimo con un film, non mancheranno le occasioni». Intanto potrebbe succedere a lui. La Sony punta molto su The pursuit of happyness. «Faccio gli scongiuri. Ci ho lavorato sei mesi. Ho elaborato quattro temi, provando a dare un senso quasi neorealistico alla storia, che poi è il racconto di un Sogno americano». Già al lavoro su un altro film americano, Reservation Road con Jennifer Connelly e Joachim Phoenix, Guerra non ha dimenticato l'Italia. Sua infatti la colonna sonora di Olé, anche se, dice sorridendo, «preferirei soprassedere sul tema».