Andrea Martinelli grandi sguardi sul male di vivere

Quaranta dipinti e trenta disegni nella personale dell’artista toscano che si inaugura sabato al Palazzo della Permanente

Francesca Amé

Una delle ultime collettive cui ha partecipato è stata «Il male. Esercizi di pittura crudele», che Vittorio Sgarbi ha organizzato nei mesi scorsi alla palazzina di caccia di Stupinigi, a Torino. Perché il male è di casa nei ritratti di Andrea Martinelli: non il male fisico, ma quello interiore rappresentato da volti marcati, con gli occhi spalancati, quasi a chiedere aiuto. «Il volto e l'ombra» è infatti il tema della personale di Martinelli che si inaugura sabato, alle 18.30, al Palazzo della Permanente, in via Turati (fino al 18 dicembre).
Una quarantina i dipinti esposti e trenta i disegni che l'artista di Prato, classe 1965, ha composto nell'ultimo lustro: tra tutti spicca «Lo sguardo», un olio su tela dai toni caldi e seppiati, quasi fosse una fotografia. Carichi di espressione, talvolta persino di smorfie, sono i personaggi - uomini e donne - che costituiscono la galleria umana di Andrea Martinelli. Ne è rimasto affascinato un grande dell'obbiettivo come Gianni Berengo Gardin che al lavoro del pittore toscano ha dedicato un reportage che introdurrà i visitatori alla mostra. Duplici ritratti, quelli del fotografo, giacché cogliere Martinelli mentre si adopera sui suoi dipinti significa dover confondere il suo volto con quello (sovente macroscopico) dei suoi personaggi. È proprio la grande dimensione la cifra stilistica di questo artista che già nei primi anni Novanta aveva colpito un critico come Giovanni Testori con il ciclo delle «Senescenze», grandi carte dipinte sul tema del tempo che passa e che si manifesta, inesorabile, sui volti.
Ed è stato il viso di un anziano ad aver scosso l'immaginazione dell'architetto Mario Botta che firma, insieme a Flavio Arensi, curatore della mostra, Stefano Crespi e Ada Masoero, un intervento nel catalogo (Silvana Editoriale): «È un'immagine che sorprende per il realismo pittorico e per le inconsuete dimensioni», annota Botta.
Martinelli pare viaggiare controcorrente: non ama il minimalismo, non ama le trovate alla Cattelan, non ama nemmeno mescolare i materiali come fa molta pittura contemporanea che strizza l'occhio alla scultura. Martinelli indaga l'uomo, o meglio il suo doppio. Ecco perché molti dei suoi dipinti riproducono un volto e, come suggerisce il titolo, la sua ombra: l'urlo, la sorpresa, il sospetto, la curiosità sono le infinite declinazioni delle espressioni del viso. Ovvero le impalpabili zone d'ombra che in questi quadri alti due metri nessuno può ignorare come sovente accade nella vita reale.